Papa Francesco ad Alessano e Molfetta: don Tonino Bello e la sua “Chiesa col grembiule”

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M.Michela Nicolais

Per tutti era “don Tonino”. Un prete, e poi un vescovo, innamorato di Cristo che ha scelto di spendere la sua vita in prima linea accanto agli ultimi, lottando insieme a loro e a tutti gli uomini di buona volontà per un mondo di pace. È al Servo di Dio don Tonino Bello, esattamente 25 anni dopo la sua morte, arrivata per un tumore allo stomaco a 58 anni, che Papa Francesco ha scelto di rendere omaggio. Sei ore in tutto, divise equamente nelle due tappe di Alessano e Molfetta: una visita pastorale che dalla punta più a Sud dell’Italia, dove confluiscono e si mescolano due mari nostrani affacciati sul Mediterraneo, fa salire ancora una volta “in cattedra” la periferia. Il portavoce vaticano, Greg Burke, ha annunciato anche un’altra visita pastorale del Papa, che il 10 maggio si recherà a Nomadelfia e Loppiano, per incontrare rispettivamente la comunità fondata da don Zeno Saltini e visitare la Cittadella internazionale del Movimento dei Focolari.

Vescovo secondo il Concilio. La prima tappa di Papa Francesco sarà Alessano, cittadina pugliese che ha dato i natali a don Tonino, il 18 marzo del 1935, e che ora ospita la sua tomba, presso la quale il Papa sosterà in preghiera. “Il Papa viene incontro ad un grande desiderio di tutto il Salento”, il commento a caldo rilasciato al Sir da mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca. “La data scelta dal Santo Padre è estremamente significativa”, commenta il presule, ricordando che proprio il 20 aprile di quest’anno ricorre il 25° anniversario della morte. Quella di Papa Francesco, dunque, non è “una visita di circostanza, ma la proposta di un modello”, osserva Angiuli: “Il Santo Padre viene a porre il sigillo della sua autorità riconoscendo nel Servo di Dio un testimone autentico del Vangelo e additando la sua persona e il suo messaggio come una fonte preziosa per la missione della Chiesa agli uomini e donne del nostro tempo”.
Don Tonino, per Angiuli, è stato un vescovo secondo il Concilio Vaticano II, soprattutto per la sua “attenzione privilegiata agli ultimi e ai poveri, con uno stile di fraternità e con gesti profetici che invitavano alla pace e alla non violenza”.

Altro tratto di convergenza tra il magistero di Francesco e l’insegnamento e la testimonianza del prete pugliese, di cui è in corso il processo di beatificazione, l’aver proposto a tutti, “giovani e adulti, credenti e non credenti, intellettuali e persone semplici la gioia del Vangelo: la gioia di servire ogni persona con gratuità e tenerezza, testimoniando così la bellezza di una ‘Chiesa in uscita’, aperta al mondo e in dialogo sincero con tutti, pronta a camminare e a collaborare con tutti gli uomini di buona volontà per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato”.

La Chiesa del grembiule. “C’è un’analogia tra il magistero di Papa Francesco e l’aspetto profetico del messaggio di don Tonino”. Ne è convinto mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, la diocesi di cui don Tonino è stato vescovo dal 1982 e in cui è morto, il 20 aprile 1993. Dopo la tappa ad Alessano, il Papa celebrerà qui la Messa. “Papa Francesco invita spesso a dirigersi verso le periferie non solo geografiche ma anche esistenziali e umane”, sottolinea il vescovo: “Don Tonino, con la sua ‘Chiesa del grembiule’, l’ha fatto”. Mons. Cornacchia rivela al Sir anche i retroscena della visita. “Noi ci speravamo – rivela – dal momento in cui, durante l’ultima assemblea della Cei del maggio scorso, mi sono accostato a Papa Francesco e gli ho consegnato una busta che conteneva una lettera in cui gli si chiedeva di venire da noi per il 25° del ‘dies natalis’ di don Tonino Bello, nato e vissuto in Puglia come sacerdote e come vescovo. L’attesa è durata quasi nove mesi, e riempie il nostro cuore di gioia da tutti i pori”. “Vivo in questa casa dove lui ha vissuto, l’ho conosciuto molto bene”, racconta il vescovo: “Per me la visita del Papa è un riconoscimento a una Chiesa sempre in prima linea, che ha sposato il magistero di Papa Francesco e la Chiesa del Concilio, l”ad gentes’”.

Il contagio dei giovani. “I maestri dello spirito – come don Tonino, Santa Teresina, San Francesco d’Assisi – ci hanno insegnato non a fare cose straordinarie, ma a vivere le cose ordinarie in modo straordinario”, commenta Cornacchia a proposito dell’eredità del Servo di Dio sul suo territorio, dove

don Tonino è “memoria viva”, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, che “rimangono incantati nel sentire gli aneddoti della sua vita: il suo entusiasmo, la sua gioia, la sua pienezza di vita hanno contagiato e continuano a contagiare tutti, 25 anni dopo la sua morte”.

Il vescovo conserva ancora il ricordo della gioia di aver celebrato con lui una delle sue ultime messe, il 17 marzo 1993, nella casa che ora in arcivescovado mons. Cornacchia ha adibito ad una sorta di “piccolo santuario”, dove sono conservati tutti i suoi ricordi: “Sono decine e decine i ragazzi e le ragazze che vengono qui sulle sue orme”, informa il vescovo: “Quando entrano in queste stanze, molti di loro fanno il segno della croce e qualcuno si asciuga di nascosto le lacrime”. E sono proprio i giovani, nel segno di don Tonino, che in diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca – racconta Angiuli – hanno dato vita per il secondo anno consecutivo alla “Carta di Leuca”, un meeting internazionale che si svolge nel cuore dell’estate, nei giorni centrali di agosto, per invitare tutti quei giovani che vengono dalle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo a costruire un futuro di pace. Ai partecipanti all’iniziativa – 300 giovani che sul piazzale del Santuario hanno firmato la “Carta” per chiedere ai governanti dei Paesi del Mediterraneo impegni concreti a favore della pace e dell’integrazione tra i popoli – il Papa ha inviato l’anno scorso un messaggio. Il 20 aprile, i destinatari potranno vedere finalmente di persona il mittente.

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