Dal Caos al Cosmos: Carnevale e Quaresima

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DIOCESI – In un vecchio dipinto di Pieter Bruegel del 1559, conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, viene rappresentata una piazza brulicante di persone in cui si sta mettendo in scena un combattimento simbolico tra il Carnevale (metà sinistra del quadro) e la Quaresima (metà destra del quadro): un uomo molto in carne che cavalca un barile spinto da due uomini in maschera, attorniato di pietanze succulente, si scontra con una donna magra e pallida che impugna come lancia una pala con due aringhe, di fronte allo spiedo colmo di polli brandito con forza dal rivale. I personaggi a sinistra sono intenti al mangiare, al bere e alla rappresentazione di scene teatrali burlesche, tipiche del festoso periodo carnevalesco, mentre a destra sono inscenati sacrifici e sofferenze.

Nella società moderna occidentale i processi di laicizzazione e materializzazione hanno portato ad un progressivo svuotamento di contenuto di molte festività e di particolari periodi dell’anno che in passato rivestivano una grandissima importanza simbolica e spirituale e che invece oggi sono ridotti per lo più a semplici occasioni consumistiche e commerciali.

Tra queste rientrano certamente anche il Carnevale e la Quaresima.

Del primo, infatti, rimane oggi quasi esclusivamente l’aspetto del “divertirsi” (magari anche con alcol e droga) e qualche sfilata di carri allegorici o festicciola par bambini. Della seconda molti ormai ricordano a malapena l’esistenza, ignorandone il significato e quasi disprezzandone il valore.

L’opinione comune è comunque che il Carnevale (dal latino carnem levare che significa togliere la carnedato che nel periodo di Quaresima c’era l’invito di astenersi dal mangiare carne) è quel periodo di “gioia sfrenata” che si oppone alla Quaresima, periodo di “penitenza disciplinata”. Allo stesso modo la settimana grassa (dal giovedì grasso fino al martedì grasso) è messa in antitesi con la settimana santa (dalla Domenica delle Palme sino al Sabato Santo). Sembrerebbe anche che la passione di Cristo (incoronato di spine e deriso come re dei Giudei) sia in qualche modo “contraffatta” mediante la passione di un “re per burla”, la cui effigie, in molte tradizioni locali, viene uccisa, spesso mettendola al rogo, alla fine del Carnevale.

Tuttavia le vere radici del Carnevale sono molto anteriori al Cristianesimo. Nella Roma antica il mese di febbraio era un tipico periodo di passaggio dall’anno vecchio al nuovo. Infatti in latino, febrarius (da februare) significa purificare. In questo periodo si svolgeva la festa dei Lupercali, legata ai riti di fecondazione dove avvenivano delle situazioni grottesche che ricordano gli scherzi di carnevale. Infatti Febbraio è un mese di passaggio dall’inverno alla primavera e quindi si facevano dei riti per auspicare un nuovo anno fecondo e fertile. Il periodo carnevalesco coincide anche con l’approssimarsi dell’inizio dell’anno agricolo, legato alle feste greche in onore di Dionisio, dio del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in vere e proprie orge.

I riti carnevaleschi propongono un modo di comportamento incentrato sulla parodia, per contestare apparentemente i valori portati avanti da una certa cultura. Lo scopo è però quello di sottolineare come il comportamento regolare e da assumere si debba, all’opposto, fondare proprio su quei valori contestati. L’uso della maschera e del travestimento ha, invece, una forte valenza psicologica e simbolica. Indossando la maschera possiamo concederci una pausa dalla nostra personalità e comportarci come non ci concediamo nella vita quotidiana.

Alla luce di quanto osservato è dunque piuttosto facile dedurre che il significato simbolico tradizionale dell’opposizione tra il periodo del Carnevale ed il periodo della Quaresima, in linea con l’antitesi presente nel mondo antico tra il periodo delle dionisiache rispetto al successivo ripristino dell’ordine, è più in generale da ricollegare all’antitesi distruzione-rigenerazione. Attraverso il rovesciamento dell’ordine normale delle cose si crea una situazione di caos che è funzionale, però, a garantire una purificazione (ecco perché l’uso rituale del fuoco) e un ritorno all’ordine normale delle cose (cosmos). Questa antitesi è rintracciabile a sua volta nella dualità tra morte e resurrezione del Cristo che è punto di approdo finale del periodo quaresimale.

Di Carmelo Antista

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