30º rapporto Eurispes: l’Italia deve ricucire il Sistema con il Paese

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Stefano De Martis

Ricucire. È questo ciò di cui l’Italia ha bisogno. Ricucire il Sistema con il Paese, quei due elementi che solitamente si accostano nella fortunata espressione “Sistema Paese” e invece oggi appaiono divisi. Separati in casa. Convivono faticosamente sotto lo stesso tetto, ma si guardano in cagnesco e si rimproverano continuamente. Il Rapporto 2018 dell’Eurispes, il n. 30 della serie, punta su questa immagine per descrivere l’Italia che ha appena archiviato il 2017 e ha già consumato il primo mese del nuovo anno. Il Sistema, afferma il presidente dell’istituto di ricerca, Gian Maria Fara, è fragile sotto molti punti di vista, ma non debole. “L’Italia ha molte frecce nel suo arco, enormi potenzialità – spiega Fara – ma ha grandi difficoltà a trasformare la sua potenza in energia”. Di questo ha una particolare responsabilità la classe dirigente che si dimostra incapace di indicare e perseguire “obiettivi comuni”.

La stessa ripresa economica – osserva il presidente dell’Eurispes – “non è il frutto di uno slancio collettivo, ma della spinta e delle performance di alcuni settori che da soli possono produrre risultati, ma non riescono ancora a svolgere una funzione aggregante, coinvolgente e motivante”. Il Paese, a sua volta, “è confuso sul piano politico e ondeggia indeciso tra conservazione e cambiamento”, tra “desiderio di stabilità e spinte populiste”.

Si confrontano due tendenze fondamentali: “l’etica della responsabilità” e “l’etica della convinzione”.

La prima si affida alla testa, la seconda alla pancia. La prima valorizza la riflessione razionale, il rapporto proporzionato tra mezzi, fini e risultati possibili. La seconda si rifugia in una sorta di fideismo politico, nella chiusura autoreferenziale, nella rabbia indiscriminata verso l’esistente. E si alimenta di paure. Il Rapporto elenca così le minacce più sentite dagli italiani: corruzione (87,7%), politici incompetenti (86,2%), organizzazioni mafiose (85,6%), inquinamento dell’aria (81,1%), attentati (78%) e crisi dell’acqua (74,1%). Questioni serie, serissime. E colpisce che ai primi posti si collochino anche due minacce “ecologiche”, segno di una crescente sensibilità per questi temi.

Le paure in sé meritano sempre attenzione e presa in carico, ma possono innescare dinamiche sociali pericolose quando diventano il movente principale e il criterio dell’agire. Ancor di più quando sono indotte da un’errata percezione della realtà. Il caso più eclatante – e l’Eurispes lo conferma – è quello degli immigrati.

Più della metà del campione intervistato sovrastima abbondantemente la loro presenza, il 25,4 ritiene addirittura che un residente in Italia su quattro sia straniero. Appena il 31,2 è in grado di valutare correttamente quanti stranieri siano di religione islamica mentre il 27,4 è convinto che la maggior parte degli immigrati provenga dall’Africa del Nord, quando soltanto il 12,9% arriva in Italia da quella regione.

L’altra faccia delle paure è il bisogno di protezione. Nella lenta e faticosa ripresa di fiducia nelle istituzioni, che l’Eurispes registra positivamente (+13% rispetto all’anno precedente), a fare la parte del leone sono le forze armate, le forze di polizia e i servizi di intelligence, con valori superiori al 60%. Il picco è per i vigili del fuoco (86,6%) e per la protezione civile (76,3%). Quasi a conferma di questa tendenza, l’unico campo in cui il governo raggiunge il 50% del gradimento è nel contrasto al terrorismo internazionale. Per il resto si ferma al 21,5%, ma non molto di più ottiene il Parlamento (22,3%). L’unico che si salva è il presidente della Repubblica.

Sul versante economico il Rapporto conferma il contrasto tra la ripartenza dei consumi e le persistenti

difficoltà di tante famiglie: 4 su 10 dichiarano di essere ancora costrette a intaccare i risparmi per arrivare alla fine del mese.

Evidentemente c’è una parte della società italiana che ha cominciato a beneficiare della ripresa economica e un’altra che invece sta ancora scontando le conseguenze della crisi.

Anche sotto questo profilo, dunque, c’è l’urgenza di “ricucire”. L’idea che Fara mette sul tavolo è quella di ricominciare dalla Costituzione, che dopo settant’anni resta il riferimento comune per il Sistema e per il Paese. Per il presidente dell’Eurispes non c’è “un sistema valoriale e orientativo migliore” di quello iscritto nella Carta del 1948, “purché si abbia il coraggio di reinterpretarla e soprattutto di operare scelte che consentano di vivere concretamente i suoi principi alla luce dei cambiamenti in atto”.

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