Monache di clausura: attualità nella Chiesa e nella società

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Cristiana Dobner

“La Chiesa non vi tollera: la Chiesa ha bisogno di voi”

Lo ha detto proprio Francesco in Perù. Fuori testo e a braccio alle monache claustrali.
Con l’aria che tira nella nostra società la vita dei consacrati se, si trova in prima linea nel servizio ai poveri e ai diseredati, non si trova ad ugual livello nell’opinione pubblica. Per non parlare dell’anacronismo della vita claustrale. Cose di secoli oscuri?
Tempo addietro il grande teologo H. U. von Balthasar scrisse alcune righe che si dimostrano profetiche:

[…] la vita dei consigli resterà fino alla fine del mondo il guardiano della totalità del Vangelo e in ogni epoca la Chiesa sarà tanto viva quanto saranno vivi gli ordini attivi e contemplativi.

Guardiano è colui che vigila. Come però, oggi nel nostro contesto, vigilare, cioè scrutare l’orizzonte, custodire la Parola, essere estroflessi ad ogni necessità delle sorelle e dei fratelli con cui pellegriniamo nella storia?
Torniamo a Francesco e scopriremo alcune indicazioni che non sono… optional… ma realmente ineludibili e imprescindibili. Solo qualche parola che possa incidersi in noi:

FARI:

Siate fari con la vostra vita fedele e mostrate Colui che è via, verità e vita, l’unico Signore che offre pienezza alla nostra esistenza e dà la vita in abbondanza. Pregate per la Chiesa, per i pastori, per i consacrati, per le famiglie, per quelli che soffrono, per quelli che fanno il male, per quelli che sfruttano i loro fratelli.

Il faro illumina le tenebre, traccia con la sua luce la via da percorrere, non conosce sosta. Si trova in una posizione in cui sfida venti, intemperie e solitudini. Sembra anche noioso nel suo imperturbabile lanciare segnali omnidirezionali. Perché a Lui si appartiene e con Lui si vigila.

SPUDORATE

Siate “spudorate”, non vergognatevi di fare in modo, con la preghiera, che la miseria degli uomini si avvicini alla potenza di Dio. Questa è la vostra preghiera. Attraverso la preghiera voi, giorno e notte, avvicinate al Signore la vita di tanti fratelli e sorelle che per diverse situazioni non possono raggiungerlo per fare esperienza della sua misericordia risanatrice, mentre Lui li attende per fare loro grazia. Con la vostra preghiera potete guarire le piaghe di tanti fratelli.

Se davvero riuscissimo ad essere così trasparenti all’irruzione di Dio da generare la spudoratezza che Francesco vuole da noi! Ingegnose nell’intercedere, costanti e imperturbabili, moleste nella richiesta fino a giungere all’esaudimento per sfinitezza, non nostra, ma della pazienza del Signore. Forti solo della comunione amorosa che tutto ottiene perché tutto ha ricevuto ed è capace di donare a tutti.

LE PASTIGLIE

Ridi. Ridete in comunità, e non della comunità o degli altri! Guardiamoci da quelle persone così importanti che nella vita hanno dimenticato come si fa a sorridere. “Sì, Padre, però lei non ha un rimedio, qualcosa per…?”. Guarda, ho due “pastiglie” che aiutano moltissimo: una, parla con Gesù, con la Madonna nella preghiera e chiedi la grazia della gioia, della gioia nella situazione reale; la seconda pastiglia la puoi prendere varie volte al giorno se ne hai bisogno, o anche una volta basta: guardati allo specchio…, guardati allo specchio: “E quello sono io? Quella sono io?”. E questo ti fa ridere. Questo non è narcisismo, anzi, è il contrario: lo specchio, in questo caso, serve come una cura.

Se non ridiamo noi che siamo abitate dalla Verità e abbiamo sperimentato ogni giorno l’aiuto del Padre provvido, chi deve ridere? Chi può contagiare con quella letizia che rende la giornata felice ed appiana ogni difficoltà assunta nel suo Nome?
Non proviene da noi: la prima pastiglia è dono, gratuito, lanciato verso chi la vuole prendere al volo. Bisogna essere rapidi, precisi, afferrarla.
La seconda pastiglia è la nostra risposta, la misura del nostro essere ed esistere, dinnanzi alla Bellezza del Figlio incarnato, alla Parola che attende solo di trasformarci, al Soffio che vuole attraversarci con la sua potenza creatrice.
Tutto questo non è segno di presenza attuale e di attualità nella Chiesa e nella società?
Non è dono da custodire e di cui ringraziare perché il nostro oggi ne sia fiero e consapevole?
La speranza allora spunta e può fiorire per guidare e sorreggere. Ne scriveva Charles Péguy:

Come la stella ha guidato i tre re fin dal fondo dell’Oriente.
Verso la culla di mio figlio.
Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.
Una fiamma bucherà delle tenebre eterne…

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