Davos chiude i battenti. L’”America first” di Trump e i richiami del card. Turkson: “siamo una sola famiglia”

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Sarah Numico

“America first non significa che andremo avanti da soli”. Del resto “quando crescono gli Stati Uniti ne beneficia il mondo intero”. Il presidente Donald Trump ha rispettato il copione: a Davos, dal palco del World Economic Forum, ha spiegato a chiare lettere che in cima al mondo è tornata la sua America, dove conviene investire, dove aumentano i posti di lavoro, e non si tollerano – in sostanza – scelte contrarie agli interessi del popolo Usa, interpretati e rappresentati dall’inquilino della Casa Bianca.

Diverse prospettive. Con l’intervento del presidente statunitense si è chiuso oggi pomeriggio il Forum economico mondiale, tradizionale appuntamento tra le montagne e le nevi svizzere. Una kermesse che fa coincidere i discorsi dei grandi leader planetari (fra loro, al microfono, anche l’osannato presidente francese Emmanuel Macron, la più defilata cancelliera tedesca Angela Merkel, l’apprezzato premier italiano Paolo Gentiloni) con quelli dei guru dell’economia, le testimonianze di scienziati e artisti e i richiami dei leader religiosi e dei Nobel per la pace. Proprio oggi ha preso infatti la parola, nel corso di un confronto a più voci, il card. Peter Turkson, prefetto del Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale, che ha parlato dell’“umanità come una famiglia”. In effetti

Davos offre sempre una sorta di confronto ravvicinato tra prospettive differenti.

Quella efficientista dell’economia, quella di carattere “sociale” che invoca giustizia e diritti, quella del pensiero e della filosofia. Si discute, inoltre, di ricerca, innovazione, cultura, dialogo tra i popoli, ecologia, guerra e pace, migrazioni. Non mancano neppure le grandi denunce: perché il mondo è abitato, al contempo, da sfruttatori e sfruttati, ricchi e poveri, violenti e pacifisti…

Un record dopo l’altro. Di fronte a una sala congressi stracolma il presidente americano Donald Trump ha dunque parlato ai partecipanti al Forum economico mondiale, elencando “un record dopo l’altro”, i risultati della sua amministrazione che ha appena compiuto un anno. “Sono qui oggi per rappresentare gli interessi del popolo americano e affermare l’amicizia e la collaborazione americana nel costruire un mondo migliore. L’America spera in un futuro in cui tutti prosperino e ogni bimbo cresca libero dalla violenza, dalla paura, dalla povertà”. “Dopo anni di stagnazione”, ha ripreso Trump,“gli Usa sperimentano di nuovo una forte crescita economica” capace di creare ricchezza e fiducia tra i consumatori, le imprese, la finanza”.Cresce, ha spiegato “The Donald”, l’occupazione con 2,4 milioni di nuovi posti di lavoro e la disoccupazione nella comunità afro-americana e ispano-americana “non è mai stata così bassa”.

“Aperti al business”. Apparso più che mai sicuro di sé, Trump ha detto: “L’America è aperta al business e siamo di gran lunga l’economia più forte. Quindi, venite in America”. Il presidente ha elencato i meriti della sua amministrazione nel tagliare massicciamente le tasse, con conseguenti benefici – ha specificato – per le imprese e le famiglie, e nel semplificare le regole “come nessuna amministrazione americana aveva mai fatto”, operazioni che stanno riportando in America risorse economiche, imprese e compagnie. “Un nuovo paradiso fiscale?”, si lascia scappare una voce tra il pubblico. Il presidente rilancia: “Io credo nell’America e per me l’America è al primo posto, proprio come ogni leader dovrebbe mettere il proprio Paese al primo posto”. Ma si tratta di un’America che non vuole essere sola, “perché se cresce l’America, cresce il mondo”.

Prosperità e sicurezza. Donald Trump ha poi parlato del suo impegno per la “riforma del sistema commerciale internazionale perché promuova prosperità condivisa per coloro che stanno alle regole”. Non ci può essere qualcuno che “sfrutti il sistema a danno degli altri”.L’amministrazione Trump sostiene il libero scambio purché sia “equo e reciproco”: “comportamenti predatori” disturbano il mercato, in ogni settore.Comunque gli Usa – e questa è sembrata un’“apertura” – sono sempre pronti a negoziare “accordi bilaterali” con ogni Paese. Trump ha poi parlato delle politiche in campo energetico e degli “investimenti storici in ambito militare, perché non ci può essere prosperità senza sicurezza”.

Radici comuni. Poco dopo il discorso di Trump, in una sala più piccola e defilata, si è parlato del “potere della fede”: rappresentanti delle grandi religioni mondiali per un’ora si sono confrontati su come “guarire le ferite del mondo”. Il card. Peter Turkson ha affermato: “La nostra fede ci aiuta a navigare in tutto questo, a partire da un principio di fondo: per me come cristiano, la creazione come punto di partenza definisce l’umanità come una famiglia. Noi apparteniamo a una famiglia”.

“Avendo un padre comune, siamo una famiglia chiamata a vivere insieme nella ricerca di un bene comune come fratelli”.

Quindi “è il principio della solidarietà che ci aiuta a guarire tutte le relazioni fratturate che possono nascere nelle nostre esperienze di vita”. “Quello che noi cattolici chiamiamo peccato è il senso della rottura che si manifesta nella vita delle persone” in varie forme, ha ripreso il card. Turkson. Per superare le fratture, “la nostra tradizione parla di conversione”, che avviene attraverso il dialogo, “riconoscendo le radici comuni”.

“La fede è parte della vita”. Ha poi preso la parola Bani Dugal, rappresentante principale della comunità internazionale Baha’i. “Le religioni sono quelle realtà che, in una narrativa distruttiva, possono portare il senso di unità e di comprensione”, ha affermato. “Questo non avviene per magia, ma dobbiamo pensare a quali strutture vanno ripensate”. Hamza Yusuf Hanson, teologo islamico, ha osservato: “La fede è parte della vita” e ogni gesto della nostra giornata è in qualche modo un atto di fede. “Il mondo è sempre stato fratturato” e questo è un concetto presente in tutte le religioni. “Il problema di fondo è l’arroganza e il bisogno di imparare l’umiltà, per riuscire a vivere come famiglia umana”. Nei discorsi dei rappresentanti religiosi sono ricorse parole come rispetto, pace, solidarietà. Un vocabolario per tanti aspetti assai differente da quello dei big della politica e della finanza.

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