Viganò: Coscienza critica per non cadere nella trappola delle fake news

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Dario Edoardo Viganò

Vale la pena leggere, studiare e approfondire il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2018. Un invito che vale non solo per gli operatori dei media, ma per tutti coloro che intendono formarsi una coscienza critica, senza cadere nella trappola delle notizie false, le cosiddette fake news.

Già il titolo del testo del Santo Padre dà un orizzonte di senso: “La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace”. Tutto il messaggio, infatti, ha radice proprio in un chiaro orizzonte biblico, come del resto è avvenuto anche lo scorso anno. Sin dalle prime battute, il Papa richiama i due celebri episodi di Caino e Abele e della Torre di Babele, per spiegare che quando “l’uomo segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare”. A ben vedere, è tutta la storia dell’umanità, nel suo rapporto con Dio, ad essere intessuta di chiamate, cadute, richiami e benedizioni. Fino alla donazione di Cristo-Verità: atto supremo di comunicazione. È questo il riferimento “alto” del messaggio, su cui si fonda l’invito finale di Papa Francesco a “promuovere un giornalismo di pace”.

“La verità vi farà liberi”, dunque, non è un semplice slogan o un calmante per le nostre turbolenze interiori. Non è un concetto astratto o una proiezione mentale. “La verità – spiega il Santo Padre – è ciò su cui ci si può appoggiare per non cadere. In questo senso relazionale, l’unico veramente affidabile e degno di fiducia, sul quale si può contare, ossia ‘vero’, è il Dio vivente. Ecco l’affermazione di Gesù: ‘Io sono la verità’ (Gv 14,6). L’uomo, allora, scopre e riscopre la verità quando la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama. Solo questo libera l’uomo: ‘La verità vi farà liberi’ (Gv 8,32)”.

E così scopriamo di avere già acquisito due potenti antidoti per contrastare il virus delle fake news:

l’autenticità e la relazione.

Certo, non è semplice e bisogna lavorarci molto: le notizie false, per loro stessa natura, inquinano le relazioni, utilizzando la strategia del “serpente astuto”, di cui parla il Libro della Genesi – ricorda Francesco -, “artefice della “prima fake news” (cfr. Gen 3,1-15), che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio (cfr. Gen 4) e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato”.

Cosa fare? Bisogna discernere. “La prevenzione e l’identificazione dei meccanismi della disinformazione richiedono anche un profondo e attento discernimento”, scrive il Papa, aggiungendo poco più avanti che “educare alla verità significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene ‘abboccando’ ad ogni tentazione”.

Un’indicazione di metodo importante, un vero e proprio atto teologale, in quanto il discernimento è attivazione di un dono dello Spirito. E, in quanto tale, pensando ai mass media, esige tre chiavi ineludibili: conversione, maturità umana e competenza.

Conversione per assumere quella postura interiore che permette il costante superamento di tutto ciò che agisce iniquamente nei confronti della persona umana.

Maturità umana per essere comunicatori dal cuore libero e capaci di ascolto attento e rispettoso. Insomma, per essere persone dal saldo orientamento di vita.

Competenza per vagliare criticamente il senso degli eventi. Ciò non deve essere sinonimo di superbia, perché senza umiltà e carità nessun discernimento è possibile. Competenza fa rima con coscienza.

Tre tasselli importanti per non cadere nella trappola delle fake news e, come affermava Paolo VI già nel 1972, per “realizzare la verità in ogni singola circostanza”.

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