Teologia e saperi: “Riattivare il dialogo per non perdere di vista le grandi questioni di senso”

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Giovanna Pasqualin Traversa

E’ urgente una rinnovata alleanza tra fede e ragione e, al suo interno, un nuovo dialogo tra la teologia e i diversi saperi per uno sguardo armonico sulla verità delle cose. Perché è la verità il fine di ogni ricerca filosofica o scientifica. Si intitola “Ordo Sapientiae. Per un dialogo fecondo tra teologia e saperi” il volume curato da mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università cattolica del Sacro Cuore (ed. Vita e Pensiero 2017), raccolta di saggi di autorevoli teologi e filosofi che dà il via ad una collana curata dal Collegio dei docenti di teologia dell’Ateneo.

Eccellenza, la riflessione teologica è essenziale per non privare lo scenario della ricerca scientifica di una riflessione su origine, senso e destino di tutte le cose. In che modo riaprire un dialogo e ripristinare l’alleanza perduta fra teologia, filosofia e ambiti del sapere scientifico e tecnologico?

A partire dalla modernità si è progressivamente affermata una netta separazione tra i vari ambiti scientifici e la teologia. Relegata ad una funzione di approfondimento ed elaborazione della fede, la teologia è rimasta appannaggio quasi esclusivo delle facoltà teologiche in ambito ecclesiastico. Questa dicotomia, nata con l’intento di salvaguardare da una parte la libertà delle scienze e la loro fondazione empirico-razionale e dall’altra le peculiarità della teologia fondata sulla rivelazione, ha di fatto sancito una separazione che penalizza entrambe le realtà. Molti studiosi oggi sentono e denunciano i limiti di tale situazione. Sebbene sia difficile pensare nell’immediato ad un diverso assetto del sistema accademico,

appare quanto mai urgente riattivare un dialogo tra i diversi ambiti del sapere e la teologia.

Non ci sono certo le condizioni per sviluppare oggi una visione che sia onnicomprensiva, come nei grandi sistemi e nelle geniali sintesi medioevali, ma ciò non toglie che si possano coltivare spazi fecondi di dialogo e confronto, come per altro sta avvenendo, sebbene in modo sporadico e occasionale, in non pochi atenei e in molti contesti culturali. È una semina che certamente potrà portare dei frutti.

Oggi, più in generale, assistiamo ad una preoccupante frammentazione del sapere. La teologia può essere l’humus da cui partire per contrastare questa parcellizzazione recuperando ancoraggi di senso e di verità? Se sì come?

La teologia nasce dal presupposto che tutto ciò che esiste abbia un senso e sia l’espressione di una sapienza divina. Sia partendo dai dati della Rivelazione che leggono la realtà alla luce della creazione, passando per il mistero dell’incarnazione e nell’attesa del compimento, sia decodificando le istanze più profonde e l’anelito alla trascendenza che alberga nel cuore umano,

la teologia può aiutare ogni ambito della ricerca scientifica a non perdere di vista le grandi questioni di senso e di valore delle cose e il loro imprescindibile riferimento alla centralità dell’essere umano e alla sua ricerca della verità.

È su questo orizzonte, al contempo teologico e antropologico, che si fonda la possibilità per la teologia di essere interlocutore autorevole e interessante per superare la frammentazione dei saperi dovuta ad una ricerca sempre più settoriale che tende a fare di ogni ambito un assoluto, perdendo la visione unitaria e armonica della vera conoscenza.

Quale può essere, allora, il contributo della riflessione teologica alle grandi questioni del presente quali inizio e fine vita, temi economici, migrazioni, neuroscienze, intelligenza artificiale?

Spesso la teologia viene chiamata in campo nel contesto dei grandi dibattiti pubblici che su diversi fronti finiscono per sollevare non poche né piccole questioni etiche. Se questa ripresa della componente etica della teologia è sicuramente interessante e utile, non è però auspicabile che il dialogo si sviluppi solo su tale dimensione anche perché l’etica sta alla teologia, come l’agire sta all’essere.

Alla teologia dobbiamo chiedere di saper dire in modo comprensibile all’uomo di oggi il valore e la verità delle cose, in modo da fondare poi un agire coerente e conseguenziale.

È sempre più difficile decidere come comportarsi in questioni decisive per la vita e per il futuro dell’umanità anche perché abbiamo perso la misura e il senso delle cose. Per questo esplodono in modo drammatico le grandi questioni dell’ambiente, delle migrazioni e della mobilità umana, della sperequazione economica, delle ingiustizie e dei conflitti.Papa Francesco non si stanca di denunciare questo smarrimento, di carattere anche teologico, che affligge l’uomo contemporaneo.E per questo sollecita la teologia – come ha fatto in particolare nella Laudato Sì e anche di recente parlando all’Associazione teologica italiana lo scorso 29 dicembre – ad aprirsi con coraggio al confronto con le istanze scientifiche e tecnologiche del nostro tempo.

I giovani hanno bisogno di coltivare visioni alte e vere. In quanto assistente ecclesiastico di un’università cattolica e in vista del Sinodo di ottobre, in che modo la teologia può “parlare” loro e qual è il suo ruolo all’interno del programma di studi?
La Chiesa promuove e sostiene le università cattoliche per favorire la formazione integrale dei giovani. È in questa prospettiva che entra a pieno titolo l’insegnamento della teologia quale conoscenza utile a tenere vivo il dialogo tra ragione e fede in tutti gli ambiti del sapere. Nell’Ateneo dei cattolici italiani gli insegnamenti di teologia sono previsti in modo sistematico all’interno di ciascun corso di laurea. In questo servizio sono impegnati oltre 50 docenti di teologia. I temi trattati nei tre corsi previsti per le lauree triennali e nel seminario erogato all’interno delle lauree magistrali, intendono garantire una formazione teologica di base utile a cogliere e sviluppare una cultura aperta alla trascendenza e finalizzata alla promozione del bene comune.Possiamo considerare questa peculiare formazione teologica offerta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore ai suoi studenti un significativo contributo anche ai lavori del prossimo Sinodo che intende approfondire le modalità concrete attraverso cui accompagnare i giovani nell’approfondimento della fede e nel discernimento vocazionale.

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