La Compagnia dei Tipi Loschi in pellegrinaggio a Roma sulle tracce delle origini cristiane

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Di Mario Vagnoni

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come ogni anno la nostra compagnia, dopo la solennità del Natale, parte in pellegrinaggio per riscoprire le radici della nostra fede cattolica e per rinvigorirla con la preghiera e i sacramenti.
Quest’anno come meta abbiamo scelto Roma.

Abbiamo voluto seguire le parole del prete Gaio, che nei primi anni del secolo III invitava un incredulo ad andare a Roma perché “io posso mostrarti i trofei degli apostoli [Pietro e Paolo]. Se vorrai recarti nel Vaticano o sulla via di Ostia, troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa”. Per cui abbiamo ripercorso le tracce lasciate sin dai primordi della fede dai primi seguaci dei santi Pietro e Paolo, la testimonianza dei martiri che diedero la vita per dire che Cristo è il senso di tutto.

Il primo giorno siamo andati a visitare le catacombe di San Sebastiano. La vita di questo nostro fratello cristiano edifica la nostra fede. Originario della Gallia è stato un efficiente soldato romano al tempo dell’Imperatore Diocleziano che all’inizio aveva stima di lui. In segreto come cristiano ha aiutato tanti confratelli nella fede perseguitati. Quando fu scoperto non rinnego’ la sua fede e fu condannato a morte: fu legato ad un tronco e infilzato dalle frecce. Il suo corpo fu abbandonato perché creduto morto. Fu soccorso da una pia donna che lo curò. Quello che mi colpisce di quest’uomo è che una volta salvo poteva andarsene per la sua strada. Egli non si accontentò, per testimoniare l’amore a Cristo e ai suoi fratelli tornò da Diocleziano stupito di rivederlo vivo. Accusò senza paura il crudele imperatore di compiere un’ingiustizia nel perseguitare i Cristiani che non erano nemici dell’Impero Romano. Diocleziano decise di farlo torturare fino alla morte e il suo corpo ora riposa nelle Catacombe che portano il suo nome e sulle quali è stata costruita l’attuale Basilica di San Sebastiano.

Nel pomeriggio abbiamo visitato la Basilica di Santa Sabina una nobile patrizia pagana che si convertì alla fede cristiana grazie alla sua ancella Serapia con la quale scendeva nelle catacombe dove i cristiani si riunivano in segreto per pregare. Dopo il martirio della serva, Sabina si dichiarò cristiana e fu decapitata nel 120 d.C. La bella Basilica, officiata dai Frati Predicatori, è uno dei più antichi tituli romani, cioè delle chiese che nacquero come domus ecclesiae, case di fedeli cristiani trasformate col tempo in vere e proprie chiese. Essa fu data a San Domenico di Guzman in persona dal pontefice regnante, e ospitò per diversi anni il Doctor Angelicus, San Tommaso d’Aquino.

Successivamente ci siamo diretti nella Basilica di Santa Prisca o Priscilla.
Questa donna, forse di origine romana e già cristiana, sposò il marito Aquila, ebreo originario del Ponto, quando questi si trasferì a Roma. Cacciato dall’editto dell’imperatore Claudio nel 49, si trasferirono a Corinto, come ci narrano gli Atti degli Apostoli. Qui, già cristiani, divennero amici e stretti collaboratori di San Paolo e lo aiutarono nei suoi viaggi apostolici a diffondere il Vangelo. San Paolo nella sua lettera ai Romani 16,3-4 dice: “ Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa; salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa”. Erano dei santi sposi che nella loro casa, chiesa domestica, accoglievano i fratelli cristiani per pregare.

Abbiamo visitato le basiliche di Santa Prassede e Santa Pudenziana, due giovani sorelle cristiane che nella loro casa accoglievano i loro fratelli nella fede per la preghiera e li proteggevano dalle persecuzioni imperiali. Si preoccupavano di seppellire i martiri cristiani custodendone le loro reliquie. Muoiono martiri sotto la persecuzione di Antonino Pio nel 150 d.C circa. Erano le figlie del nobile Pudente di cui parla San Paolo nella 1^ lettera a Timoteo.

Abbiamo quindi visitato la Basilica di San Clemente al Laterano. San Clemente, quarto papa della chiesa cattolica, fu famoso perché scrisse due lettere ai Corinzi per rinsaldare la pace e la fede fra loro, invitato a riportare la concordia tra fazioni avverse perché Vescovo di Roma. Ricorda anche l’origine divina della Chiesa e l’obbedienza dei fedeli ai suoi pastori. Subisce il martirio in Crimea affogato con un’ancora al collo. Bellissimo il mosaico ivi presente che ispirò a Chesterton in visita queste righe: “Solo un pazzo può stare di fronte a questo mosaico e dire che la nostra fede è senza vita o un credo di morte. In alto c’è una nube da cui esce la mano di Dio; sembra impugni la croce come un’elsa e la conficchi nella terra di sotto come una spada. In realtà però e tutt’altro che una spada, perché il suo contatto non porta morte, ma vita. Una vita che si sprigiona e irrompe nell’aria, in modo che il mondo abbia sì la vita, ma l’abbia in abbondanza“.

Nel pomeriggio abbiamo potuto venerare le reliquie di San Filippo Neri nella chiesa Nuova, tenuta dai sacerdoti che seguono il carisma del santo del “Sorriso”.
Uno di loro, il nostro amico Padre Maurizio Botta, con la sua simpatia ci ha intrattenuto ricordandoci come San Filippo Neri aveva una grande venerazione per i martiri e la chiesa antica. Aveva istituito il pellegrinaggio delle Sette Chiese romane e amava la Chiesa e i suoi pastori anche quando essi sbagliavano. Infatti padre Maurizio ci ha ricordato che Cristo non vuole una chiesa formalmente “perfetta”, ma Santa come Lui è Santo. Ci ha ricordato che i primi apostoli avevano tanti difetti, ma Cristo li ha scelti per far compiere a ciascuno di essi un cammino di santificazione. Inoltre ci ha ricordato di non seguire Cristo solo per un “sentimento religioso”, ma di affidarci con tutto il cuore a Lui perché crediamo che è il nostro Salvatore.
I martiri e i Santi si sono messi su questa strada e noi possiamo fare altrettanto, se lo vogliamo.

Il pellegrinaggio si è concluso con la visita ai Musei Vaticani, alla sublime Cappella Sistina e alle Basiliche di San Pietro in Vaticano e di San Paolo fuori le mura. La scena del “Giudizio Universale” di Michelangelo Buonarroti vista dal vivo mi ha edificato e mi ha fatto capire che siamo nelle mani di Dio, che Cristo, quando ritornerà, giudicherà con misericordia tutti noi per l’Amore e il Bene che abbiamo offerto durante la nostra vita.
I santi martiri che abbiamo conosciuto e visitato in questi giorni ci ricordano che c’è per tutti la possibilità di giungere in Paradiso. Affidarsi al Signore ogni giorno vivendo nella sua grazia può essere la via giusta.

Non potevamo concludere senza citare gli Apostoli e martiri su cui si fonda la nostra cara Chiesa Cattolica: i Santi Pietro e Paolo. Essi instancabilmente hanno annunciato la buona notizia del Cristo Risorto battezzando e rafforzando con la loro predicazione la fede delle prime comunità cristiane. Hanno amato fino in fondo Cristo dando la loro vita sotto la persecuzione di Nerone intorno al 64 d.C., San Pietro crocifisso a testa in giù sul colle Vaticano e San Paolo decapitato sulla via Ostiense, alle Tre Fontane.

In questo pellegrinaggio abbiamo affidato a Gesù e ai nostri fratelli martiri, durante le celebrazioni eucaristiche e la recita dei rosari, i nostri amici ammalati per chiedere la loro guarigione, ma soprattutto la forza, il coraggio e la fede nell’affrontare la prova.
Certi della Comunione dei Santi ci siamo affidati alla loro intercessione.

Questo pellegrinaggio mi ha fatto riscoprire le radici della nostra cara fede cattolica.

Inoltre ho potuto ammirare il coraggio di tanti nostri fratelli e sorelle che, per non rinnegare la fede cristiana, hanno dato la vita per Cristo, anche se avrebbero potuto salvarla. Oggi non siamo chiamati qui in Italia a dare la vita fisica (martirio rosso, col sangue) come avviene ancora in paesi dove non c’è libertà religiosa, ma siamo chiamati ad un martirio “bianco”: difendere la fede e i valori collegati ad essa come la Sacralità della Vita che deve essere tutelata dal suo concepimento fino alla sua conclusione naturale, e l’importanza della famiglia.
Auguro in questo 2018 a tutti di rinvigorire la propria fede con la grazia del Signore Risorto e con l’esempio dei Santi perché possiamo essere operatori di pace e di speranza nella nostra vita quotidiana.

Mario Vagnoni

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