Figli dell’era digitale

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Paola Dalla Torre

Un utente di internet su 3 nel mondo è un bambino. E purtroppo ancora non basta quel che è stato fatto finora in tema di sicurezza. Lo segnala l’Unicef nel suo rapporto annuale “La condizione dell’infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale”.
I giovani rappresentano il gruppo di età più connesso: nel mondo, infatti, il 71% di loro è online, comparato al 48% della popolazione totale. Quelli africani sono però i meno connessi, con circa 3 giovani su 5 offline, a fronte di solo 1 su 25 in Europa. E se la tecnologia digitale può offrire benefici ai bambini più svantaggiati, aumentando il loro accesso alle informazioni, il rapporto rivela che milioni di ragazzi stanno perdendo questa opportunità: circa un terzo dei giovani del mondo – 346 milioni – non sono online, aggravando le disuguaglianze e riducendo la capacità dei bambini di partecipare a un’economia sempre più digital. Mentre nel mondo ‘connesso’ alcuni adolescenti, inviano 4mila messaggi al mese, o uno ogni sei minuti. Inoltre circa il 56% di tutti i siti web sono in inglese e molti bambini non possono trovare contenuti che comprendono o che siano culturalmente rilevanti. Esiste anche un divario di genere. A livello globale, nel 2017 ha usato internet il 12% in più degli uomini rispetto alle donne. In India, meno di un terzo degli utenti di Internet sono donne.
Secondo la Internet Watch Foundation, la fondazione per la sorveglianza di internet, nel 2016 ben 57.335 Url (indirizzi online) contenevano materiale pedopornografico. Di queste, il 60% era ospitato su server in Europa e il 37% in Nord America. Il 92% delle Url contenenti materiale pedopornografico identificate dall’Iwf era ospitato sui server di cinque Paesi: Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada, Francia e Russia (in ordine di frequenza delle Url). Il 53% delle vittime di abusi ha 10 anni o meno: un dato sconcertante, ma allo stesso tempo inferiore al 69% del 2015. Tuttavia, il numero di immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni è in aumento: dal 30% nel 2015 al 45% nel 2016. Uno dei motivi di questo incremento è rappresentato dai contenuti autoprodotti condivisi online.
Le tecnologie digitali, dunque, coinvolgono sempre di più i giovani, conclude il rapporto Unicef. E la fotografia dell’infanzia in rete, tra dipendenze e abusi, deve servire a comprendere l’esigenza di regolamentare e creare soluzioni che aiutino i più piccoli a crescere in una società civile che ne rispetti i diritti. “Solo un’azione collettiva da parte dei governi, del settore privato, delle organizzazioni per i bambini, del mondo accademico, delle famiglie e degli stessi bambini – si legge nel report dell’associazione internazionale per l’infanzia – può rendere lo spazio digitale maggiormente accessibile e sicuro per i bambini”.
Anche se, insieme, ad azioni di tipo politico e giuridico la società dovrebbe pensare, anzi ripensare, una vera e propria antropologia culturale dell’uomo digitale.

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