Monache Clarisse: “gridiamo” al fratello che «Abbiamo trovato il Messia»

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto

La Parola di questa domenica sottolinea alcuni verbi/azioni fondamentali dell’essere discepolo di Gesù.

Il primo verbo è Ascoltare: aprire, svegliare l’orecchio alla Parola, al Signore che ci parla, che chiama.

Non è facile: Samuele, nella prima lettura, non riconosce la voce del Signore che lo chiama; anche i due discepoli del Battista, nel Vangelo, non si accorgono di Gesù che sta passando.

E’ necessario che la Parola sia spezzata, sia condivisa, non diventi una mera interpretazione personale e fai-da-te ma chiede qualcuno in grado di aiutarci a riconoscerla tra le mille voci che abitano il nostro cuore. E’ questa la figura del sacerdote Eli per Samuele: «Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: “Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”».

E’ questa la figura di Giovanni Battista che «fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’Agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù».

Un ascoltare che ci fa subito aprire gli occhi su un Gesù che, per primo, fissa lo sguardo su di noi: «Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”». Cosa cerchi? Cosa desideri? Cosa chiedi alla tua vita?

«Rabbì, dove dimori?», è la nostra risposta: perché non cerchiamo un insegnamento, una norma di vita, una dottrina, ma desideriamo un Dio che coinvolga tutta la nostra vita e che “sia disposto” a coinvolgere tutta la sua vita con la nostra umanità.

«”Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui».

L’ascolto è seguito dall’andare, dal prendere decisamente la direzione verso di Lui, dietro di Lui.

Un andare che chiede di muoverci dalle nostre sicurezze, dai nostri meccanismi già rodati e oliati, verso la sequela di Colui che, unico, può riempire e dare compimento alla nostra vita.

Andare per Vedere, non per osservare, per curiosare ma per fare esperienza della novità di Cristo. E una volta fatta esperienza, Dimorare, abitare lo spazio della familiarità con Dio, dell’amore dato e ricevuto, della fiducia reciproca, della felicità, della vita piena.

E’ il percorso dei primi discepoli, di Samuele che «crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole». Un percorso che vuole condurci ad una scelta di intimità con il Signore, ma non intimistica. Infatti, «uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò pe primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messa…e lo condusse da Gesù”».

Incontrare: l’esperienza del dimorare con il Signore chiede a ciascuno di noi di andare incontro al fratello non per indottrinarlo, per convincerlo, per quella sorta di “assedio” che noi ci ostiniamo a chiamare evangelizzazione, per invitarlo a chissà quale incontro o cammino ma per gridare «Abbiamo trovato il Messia». E’ Gesù, infatti, che fissa lo sguardo, è Gesù che chiama, è Lui che invita: a noi vivere la vita quotidiana come continua riscoperta del nostro personale incontro con Lui.

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