Bulgaria al timone Ue: una presidenza “balcanica”

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Iva Mihailova

Un forte accento sui Balcani occidentali e la loro integrazione europea: è una delle priorità della presidenza bulgara del Consiglio dei ministri dell’Ue. Nonostante i numerosi problemi che sta attraversando, Sofia vuole dimostrare di essere un membro alla pari dei grandi Paesi europei. Dal 1° gennaio la Bulgaria ha assunto la presidenza semestrale del Consiglio dei ministri dell’Unione. Il Paese balcanico, entrato nella comunità nel 2007, inaugura oggi e domani, 11 e 12 gennaio, la presidenza di turno, ospitando i vertici Ue per alcune cerimonie ufficiali e una serie di incontri di lavoro sul programma da realizzare fino al 30 giugno.

Ralitza Kovacheva

Il nodo-giustizia. Nella giornata odierna a Sofia è prevista l’inaugurazione ufficiale alla presenza del Collegio dei commissari, guidati dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Sono inoltre presenti il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e quello dell’Europarlamento, Antonio Tajani. “In questi 10 anni di appartenenza all’Ue in Bulgaria sono cambiate molte cose, anche se non abbastanza”.

L’Europa “ha aiutato lo sviluppo dell’economia, è migliorato anche lo standard di vita nonostante le attese della gente fossero maggiori”,

spiega al Sir Ralitza Kovacheva, docente di Giornalismo internazionale presso l’Università di Sofia “San Clemente d’Ocrida”, nonché esperta di affari europei. A suo avviso, “il problema principale rimane la giustizia e le azioni intraprese non sono sufficienti. Fatto che nota anche la Commissione europea”. Non a caso, per la Romania e la Bulgaria è stato creato il cosiddetto meccanismo di cooperazione e verifica che segue la riforma giudiziaria e la lotta alla corruzione. Secondo la professoressa Kovacheva, “a differenza di Sofia, la Romania ha dimostrato che in breve tempo un Paese può cambiare da simbolo della corruzione in simbolo per la lotta alla corruzione”.

Dossier spinosi. Nel frattempo l’aria che tira in Europa non è delle migliori: il populismo cresce in molti Paesi mentre rimangono i problemi con il Brexit e le migrazioni. Entro la fine di giugno i leader europei dovrebbero trovare accordo sul cosiddetto Regolamento di Dublino il quale sancisce che il compito di trattare i migranti spetta al primo Paese europeo nel quale sono arrivati. Questi e altri dossier spinosi saranno sul tavolo della presidenza bulgara in questi sei mesi.

Continuità e stabilità. Le priorità della presidenza semestrale sono ispirate al motto “L’unione fa la forza”, un’espressione cara a Sofia, presente sia sullo stemma nazionale che sulla facciata del Parlamento bulgaro. “Come parte del trio Estonia-Bulgaria-Austria (gli Stati che esercitano la presidenza collaborano in gruppi di tre con scopi di medio e lungo termine) nella scelta delle priorità si è cercata la continuità e la stabilità rimanendo nell’ambito del programma della Commissione”, aggiunge Kovatcheva.

La presidenza bulgara mette l’accento su quattro settori chiave:

futuro dell’Europa e giovani (crescita economica e integrazione sociale), Balcani occidentali (prospettiva europea e collegamenti); sicurezza e stabilità (inclusa la migrazione); economia digitale. “L’Europa oggi ha bisogno di più sicurezza, solidarietà e stabilità”, si legge sul sito della presidenza www.eu2018.bg. Secondo Sofia, questo si può raggiungere tramite consenso, competitività e coesione.

Summit a Sofia sui Balcani occidentali. “Una presidenza balcanica”, è lo scopo che si prefigge il ministro delegato per la presidenza bulgara, Liliana Pavlova, convinta che l’immagine dei Balcani in Europa può cambiare. Negli ultimi mesi il governo bulgaro ha compiuto diversi passi importanti: è stato firmato un trattato bilaterale di collaborazione con la Macedonia dopo anni di attrito tra i due Paesi; ci sono stati incontri importanti tra i leader balcanici eil 17 maggio nell’ambito della presidenza bulgara a Sofia si svolgerà un summit dei capi di stato e governo dei Paesi europei e degli Stati dei Balcani occidentali,ovvero Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. Ognuno di essi si colloca in un punto diverso sulla strada dell’adesione all’Ue; a febbraio la Commissione europea pubblicherà la sua strategia per i Balcani occidentali che dovrebbe contenere anche delle date indicative. Intanto la Bulgaria ha promesso di abolire le tasse di roaming con la Serbia e la Macedonia mentre la Commissione europea esaminerà la questione nel giugno del 2018. “Bisogna superare i contrasti nella regione e concentrarsi sui problemi del presente invece di cercare di spartire il territorio e riscrivere la storia”, afferma convinta Ralitza Kovacheva.

Sofia: cattedrale Alexander Nevski. La capitale della Bulgaria ospiterà numerosi eventi del semestre di presidenza Ue

L’influenza della Russia. La prospettiva europea dei Balcani occidentali è ritenuta importante anche perché nella regione si intrecciano diversi interessi, come quelli della Russia nell’ambito geopolitico, economico ed energetico. “L’abolizione delle sanzioni contro Mosca è stato uno degli argomenti centrali nella precedente campagna elettorale in Bulgaria per ben quattro partiti, tre dei quali sono entrati nel Parlamento e uno, i patriottici, sono il partner principale del governo”, spiega Kovacheva che è anche autrice di un’apposita ricerca in merito. “Per questo – conclude l’esperta di affari europei – la presidenza è un’occasione per Sofia per mostrare e far capire che il nostro posto naturale è proprio l’Ue e se ne possano mostrare gli effetti benefici a tutti i cittadini”.

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