Vescovo Bresciani “la contabilità di Dio è molto diversa da quella dei banchieri”

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DIOCESI – “La chiusura di un anno è sempre tempo di bilanci. Ciò comporta tirare le somme dell’anno che è passato. Da cristiani ci mettiamo al cospetto di Dio per tirare queste somme. Sappiamo che ogni bilancio comprende voci che riguardano le entrate e voci che riguardano le uscite”.

Lo ha spiegato il Vescovo Carlo Bresciani, nell’omelia pronunciata nella Chiesa Cattedrale Madonna della Marina, in occasione del tradizionale “Te Deum” di ringraziamento a conclusione dell’anno civile, preceduto dall’esposizione del Santissimo Sacramento.

Vescovo Bresciani: “Noi questa sera non siamo qui per fare il bilancio economico di quanti soldi abbiamo guadagnato e di quanti soldi abbiamo speso. Ma, caso mai, di come li abbiamo guadagnati e di come li abbiamo spesi: sappiamo che si possono guadagnare e spendere in modo onesto, ma anche in altri modi.
Dal punto di vista delle entrate non possiamo non mettere i grandi doni che Dio ha continuato ad elargirci anche nell’anno che chiudiamo. Anche in questo anno la bontà e la misericordia di Dio ci ha accompagnato in molti modi. Ognuno di noi, con una breve analisi, può mettere in bilancio i doni di Dio che ha esperimentato nel concreto della sua vita: ne troverà molti, ma credo che non possa mancare nel conteggio il dono della sua parola, dei sacramenti, della Chiesa e di tanti altri doni: ognuno può mettere i propri.
Accanto a questi doni di Dio, nella colonna delle entrate bisogna che mettiamo tutto quanto di bene abbiamo ricevuto in famiglia, dagli amici, sul lavoro, a scuola, dalla società … Credo che le voci qui possano essere davvero tante, poiché noi viviamo anche di tante cose che la società ci fornisce, non ultimo il clima di sicurezza e di pace che possiamo godere. Anche questi sono doni che Dio ci ha fatto giungere attraverso tante persone il cui volto a volte neppure conosciamo.
Se questa sera proviamo a stendere con sincerità la colonna delle entrate, credo che tutti noi dobbiamo riconoscere quanta gratitudine dobbiamo a Dio, alla società e a quanti abbiamo incontrato in quest’anno, a partire dalla nostra famiglia.

Possiamo, quindi, cantare il Te Deum laudamus: ti ringraziamo o Dio.

Lo faremo con convinzione a conclusione di questa santa messa che vuole essere in modo speciale di ringraziamento.
Ma un bilancio non è fatto solo della voce delle entrate, c’è anche, e necessariamente, la voce delle uscite. E le uscite sono date dai doni che noi abbiamo fatto ad altri e dal come noi abbiamo risposto ai tanti doni di cui abbiamo potuto godere. Non basta ricevere, occorre anche dare. Che cosa abbiamo dato a Dio? Come abbiamo usato o non usato dei suoi doni? Li abbiamo sotterrati o li abbiamo trafficati a fin di bene nostro e altrui? Come abbiamo ascoltato la sua parola, come abbiamo fatto vero tesoro dei suoi sacramenti?
Quale bene abbiamo fatto agli altri? Tra le uscite dobbiamo mettere il bene da noi fatto, l’amore che siamo riusciti a donare, la nostra capacità non solo di ricever gratuitamente, ma anche di dare gratuitamente. C’è un aspetto importante in questo bilancio che siamo chiamati a fare questa sera. Si tratta del fatto che è molto diverso dai bilanci economici che stilano le aziende. Per esse le uscite sono un impoverimento delle casse: i soldi usciti non ci sono più. In questo nostro bilancio, invece, le uscite aumentano il patrimonio che possediamo. Infatti il bene fatto non ci impoverisce, ma aumenta il patrimonio che portiamo con noi. È per questo che ogni mancanza di uscita nella colonna del bene fatto, significa perdita del patrimonio che ci è stato donato da Dio direttamente o attraverso altri.
Nella voce delle uscite il nostro bilancio ha sempre dei vuoti, delle voci mancanti che generano un risultato finale in rosso: cioè è più quello che abbiamo ricevuto di quanto abbiamo saputo donare. E, come ogni bilancio in rosso, genera una crisi tanto più forte quanto più il rosso è profondo. Onestà vuole che davanti a Dio abbiamo a riconoscere anche questa realtà. Qualsiasi azienda che non ha il coraggio di fare un bilancio serio e di guardare con onestà il rosso che sta generando con il modo di gestirsi è destinata al fallimento. Così è anche della nostra vita, con una peculiarità: che il fallimento non è dato dalla mancanza di entrate, ma dalla mancanza di uscite.
C’è un altro aspetto che, in modo stupendo, nel nostro bilancio è molto diverso dai bilanci economici. Dio con noi ha un altro modo di agire, la sua prospettiva non è aziendale. Nei bilanci economici e nelle cose umane i creditori vogliono essere saldati fino all’ultimo Euro. Dio davanti al rosso, anche profondo, del bilancio della nostra vita chiede solo che cambiamo modo di vivere, il rosso poi lo ripiana lui e riporta i conti in pareggio.

Questo è forse il più grande dono di Dio per il quale questa sera vogliamo ringraziarlo. Egli chiede solo che impariamo a donare gratuitamente quello che abbiamo ricevuto: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Per questo, questa sera davanti a lui possiamo fare un bilancio totalmente veritiero della nostra vita, senza paura di riconoscere quel deficit di bene che c’è stato, e metterci con fiducia nelle nostre mani.
Questa notte festeggeremo l’arrivo dell’anno nuovo, come sempre con tante attese e tanti desideri: mettiamoci anche, e soprattutto, la volontà di spendere molto in opere di bene. Se così faremo, sarà un anno che non ci impoverirà, ma ci renderà più ricchi in umanità e ci porterà più vicini a Dio. Sarà davvero un tempo di grazia per noi e per tutti. E in questo caso la contabilità di Dio, molto diversa da quella dei banchieri, ci renderà cento volte tanto e la vita eterna.
Il Signore Dio ci aiuti a renderlo un anno di grazia per tutti”.

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