Monache Clarisse: “E’ Gesù, oggi, la benedizione di Dio per l’uomo, una benedizione che ci rende figli di Dio”

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto

«Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi Dio ha parlato ai padri per messo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio».
La liturgia di questo primo giorno dell’anno ci fa conoscere un Dio che ha sempre accompagnato il suo popolo, che ha sempre benedetto il suo popolo, come ci testimonia la prima lettura, tratta dal Libro dei Numeri: un Dio che dice bene del suo popolo, lo custodisce, fa risplendere per esso il suo volto, gli fa grazia, lo ammette alla sua presenza, gli concede pace.
Oggi, è il tempo in cui questo manifestarsi di Dio, questa benedizione di Dio per l’uomo, raggiunge il suo apice attraverso l’incarnazione di suo Figlio, il farsi uomo di Gesù.
Scrive San Paolo: «…Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli».
E’ Gesù, oggi, la benedizione di Dio per l’uomo, una benedizione che, addirittura, ci rende figli di Dio: «…non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazie di Dio».

E’ questa la buona notizia che i pastori cantano e per cui rendono gloria: un Dio che si fa uomo perché ogni uomo possa riscoprirsi figlio di Dio!

Non sudditi, non schiavi, non esecutori di comandi, non fedeli ubbidienti a norme e regole, non snocciolatori di preghiere e semplici frequentatori, a vari livelli, di templi: Dio prende carne per farci riscoprire la nostra dignità di figli.
Questa certezza fa muovere i pastori: «…andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia».
Questi uomini si alzano e vanno, escono fuori, vanno oltre ogni loro logica, abitudine, presunzione, devozione, oltre ogni immagine di Dio costruita da loro stessi o da chi per loro.
Si muovono senza indugio, senza voler a tutti i costi capire, si muovono là dove la Parola li chiama ad essere e stare e non dove è prevedibile, desiderabile o opportuno andare.
Si alzano e si muovono senza indugio perché hanno fiducia in chi li chiama!
E riconoscono in quel bambino un fratello, e riconoscono che, con quel bambino, condividono un unico Padre e che la ricerca di Dio, da ora in poi, si vestirà solo dei panni dell’intimità e dell’amore.
Il risultato di tutto ciò? Lo stupore, la lode, il ringraziamento «per tutto quello che avevano udito e visto». E ciò che stupisce diventa memoria da custodire, sull’esempio di Maria che «da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore».
Chiediamo a Lei, all’inizio di questo nuovo anno, di accompagnarci affinché possiamo riscoprirci, giorno dopo giorno, dimora stabile del Signore e perché la nostra vita sia sempre più segno della sue benedizione e, a sua volta, benedizione per i fratelli.

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