Global Compact: i 20 punti d’azione proposti dalla Santa Sede

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Maddalena Maltese

La sfida delle migrazioni è certamente uno dei temi più impellenti nell’agenda delle Nazioni Unite che dal settembre 2016 si sono impegnate in un processo consultivo di tutti gli stati membri per sviluppare un patto globale che garantisca sicurezza, regole e ordine al processo migratorio mondiale. Il Global compact for migration sarà il primo negoziato intergovernativo preparato sotto l’egida delle Nazioni Unite che a partire dalla fine del 2018 dovrebbe migliorare la governance delle migrazioni e, nello stesso tempo, valorizzare il contributo dei migranti nei Paesi di accoglienza. Un primo passo in questo processo legislativo mondiale è stata la Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti adottata nel settembre 2016 dall’Assemblea generale, dove accanto alle dichiarazioni di principio sulla protezione, sul diritto all’istruzione e alla pari dignità anche per donne e bambini, sul sostegno ai Paesi d’accoglienza, sull’assistenza sanitaria, sul diritto alla mobilità e alla casa; si è stilato un piano di lavoro che aiuti a concretizzare le dichiarazioni e gli impegni.

La prima fase del processo, iniziata ad aprile di quest’anno e conclusasi lo scorso novembre, si è articolata in sei sessioni tematiche su sicurezza, ordine, istruzione e ha coinvolto tutti gli Stati in una consultazione allargata che si è conclusa in Messico agli inizi di dicembre con la raccolta di tutti i pareri e i suggerimenti dei vari governi, ad eccezioni degli Stati Uniti che hanno voluto abbandonare i lavori preferendo gestire in maniera unilaterale la questione migratoria. Anche la Santa Sede ha voluto far giungere una sua proposta – in 20 punti – che è stata stilata dalla Sezione sui migranti e i rifugiati del Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale dopo aver consultato varie Conferenze episcopali e diverse Ong cattoliche che operano nel campo.

I 20 punti d’azione sono stati sponsorizzati dallo stesso Papa Francesco che ha voluto condensarvi le migliori best practices adottate dalla Chiesa cattolica in risposta ai bisogni di migranti e rifugiati in tutto il mondo.

“Questi punti riflettono la preoccupazione pastorale della Chiesa cattolica e di molte delle sue opere”, ha dichiarato monsignor Bernardito Auza, nunzio apostolico e osservatore della Santa Sede presso l’Onu, intervenendo sui lavori della prima fase del processo preparatorio. Il nunzio ha elogiato la “chiarezza raggiunta nei lavori anzitutto nel non considerare “la migrazione un fenomeno nuovo, ma piuttosto una naturale risposta umana alla crisi e una testimonianza dell’innato desiderio di felicità, di maggiori opportunità e di una vita migliore” di ogni uomo e, quindi, il “diritto di emigrare va riconosciuto e rispettato sia in tempi di crisi che in tempi di stabilità per ogni essere umano”. Il nunzio ha poi sottolineato che il Global compact deve assicurare una “responsabilità condivisa nella gestione delle migrazioni e della mobilità umana integrando le migliori pratiche e le lezioni apprese dalle esperienze locali, regionali e internazionali, in modo da diventare un punto di riferimento per una migrazione sostenibile”. E in un contesto multilaterale e internazionale come quello in cui si sta sviluppando il Global compact “le capacità tecniche e le competenze sul campo delle organizzazioni della società civile, comprese le organizzazioni religiose diventano strumenti e catalizzatori utili” per raggiungere lo scopo.

I 20 punti offerti dalla Santa Sede si inseriscono in questo quadro e vengono declinati secondo quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ognuno dei verbi è accompagnato da un elenco di azioni concrete già sperimentate in tanti territori.

(Foto: Siciliani-Gennari/Sir)

Alla voce “accogliere” la Santa Sede suggerisce agli Stati di bandire le espulsioni collettive e arbitrarie e al contrario ad ampliare il numero e la gamma di percorsi legali alternativi alle migrazioni avventate per favorire anche reinsediamenti sicuri e volontari. L’adozione di un piano di sicurezza nazionale poi deve tener conto anche della sicurezza e dei diritti umani di tutti i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati che sono presenti sul territorio. Tra gli esempi proposti per l’attuazione di questi punti c’è l’adozione dei corridoi umanitari, il ricongiungimento familiare, lo status di rifugiato da assegnare immediatamente a chi fugge dalle guerre.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Sotto il verbo “proteggere”invece si colloca la garanzia dei diritti e della dignità dei rifugiati. E qui si incoraggia l’adozione di politiche contro lo sfruttamento e il lavoro forzato soprattutto quando i migranti arrivano come manodopera per il lavoro locale. Una lunga nota è riservata al rispetto della Convenzione dei diritti dell’infanzia (Crc) soprattutto verso i minori non accompagnati. A tale riguardo i suggerimenti della Santa Sede invitano l’adozione di bambini arrivati senza famiglie, la loro protezione legale, la garanzia di istruzione. Quest’ultima va estesa a tutti i richiedenti asilo, studenti e rifugiati perché possano realmente contribuire con le loro capacità al benessere delle comunità ospitanti. Infine si chiede che le norme impediscano ai migranti in fuga di diventare apolidi.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Promuovere”, per la Santa Sede significa investire sullo sviluppo umano integrale delle persone, anzitutto garantendo il trasferimento e lo sviluppo delle competenze dei migranti anche nei Paesi di arrivo. Vanno poi promulgate leggi che facilitino l’integrazione e preservino la disgregazione delle famiglie, mentre un trattamento pari ai cittadini con disabilità va garantito ai migranti con bisogni speciali. La libertà di fede, di religione e di professione è una di quelle garanzie da adottare per i migranti qualunque sia il loro status migratorio.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Infine sotto il verbo “integrare”vengono suggerite tutte quelle azioni che favoriscano la reciprocità nell’accoglienza e, quindi, non assimilazione o incorporazione ma un processo di integrazione dove si riconosca la ricchezza culturale dell’altro pari a quella della comunità di accoglienza. Si incoraggia poi a promuovere una narrativa positiva nei confronti dei migranti e una solidarietà concreta. Particolare attenzione poi va data a chi sceglie il rimpatrio volontario: tutti gli Stati coinvolti nel processo devono adottare politiche che favoriscano i rientri e il reinserimento sano nel territorio.

Tutti i punti enucleati dal Vaticano sono di fatto una guida teorico-pratica ai responsabili politici e a tutti coloro che sono interessati a migliorare la situazione dei migranti, dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli sfollati più vulnerabili e potranno essere utilizzati per sviluppare il dialogo dei cittadini con i propri governi proprio per orientare la loro adesione al Global Compact che verrà siglato definitivamente in Marocco nel dicembre 2018.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *