Monache Clarisse , “Chi è Giovanni il Battista?”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 17 dicembre.

Ricordiamo gli appuntamenti con la scuola di preghiera,  clicca qui

Chi è Giovanni il Battista? Il brano evangelico di questa terza domenica di avvento ce lo presenta.

E’ un uomo, un mandato da Dio, un testimone chiamato a dare testimonianza alla luce; non è la luce, non è il Cristo, non è Elia, non è il profeta…

Affermazioni e negazioni di cui il Battista è pienamente consapevole e che non esita a ribadire con forza e puntualità di fronte a sacerdoti, leviti e farisei, a coloro che, pieni e sazi del titolo che hanno, si ritengono depositari e titolari di ogni verità di fede.

«Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore»: non sono la parola, non sono depositario della verità, non ho titoli sacerdotali o ecclesiali… sono voce che annuncia, voce che testimonia, sono voce che grida!

Cosa grida il Battista? L’avvento di Colui che, come scrive il profeta Isaia, è lieto annuncio ai miseri, è fascia per le piaghe dei cuori spezzati, è libertà degli schiavi e dei prigionieri, è veste di salvezza e mantello di giustizia per tutti coloro che si riconoscono bisognosi di Lui.

Non è una scheda biografica quella che la liturgia oggi ci presenta; la Parola non vuole compilare il “curriculum” di Giovanni.

Perché, se il Vangelo si chiude con l’affermazione «Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando», con una affermazione, cioè, di un luogo e di un tempo ben precisi, è solo per aiutarci a riscoprire qual è, oggi e nel luogo in cui viviamo, la nostra identità di cristiani, di uomini e donne che, come scrive San Paolo nella seconda lettura, sono «persona, spirito, anima e corpo» protese alla sequela di quel Dio che, ogni giorno, viene nella nostra vita.

E’ un Battista che ci fa da “specchio” e che invita, come dice ancora San Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi, a non spegnere lo Spirito, a non disprezzare le profezie ovvero a saper leggere i segni del nostro vivere, della nostra storia, a vagliare e discernere ogni cosa tenendo ciò che è buono, vitale e fecondo per la nostra vita.

Questo ci aiuta a riconoscere quel Gesù che desidera prendere dimora in noi e ad accoglierlo, a sperimentare la gioia della sua presenza, a gridare con forza a tutti, come testimoni e come dono per gli altri, le opere magnifiche di un Dio che è fedeltà, misericordia, giustizia e salvezza.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *