L’Europa accanto ai venezuelani

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Gianni Borsa

Libertà e democrazia come condizioni minime e necessarie per ricostruire la pace nel Paese e per contrastare la povertà dilagante: è il messaggio che Julio Borges, presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, destituita dal regime di Nicolas Maduro, porta a Strasburgo, prendendo la parola nell’emiciclo dell’Europarlamento nel corso della cerimonia per la consegna del Premio Sacharov 2017.

“L’ora più buia”. Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero e la difesa dei diritti fondamentali è stato assegnato quest’anno, il 13 dicembre, all’Assemblea nazionale e a tutti i prigionieri politici figuranti nell’elenco del Foro Penal Venezolano, rappresentati da Leopoldo López, Antonio Ledezma, Daniel Ceballos, Yon Goicoechea, Lorent Saleh, Alfredo Ramos e Andrea González. Borges ricorda le sue origini europee, sottolinea il “legame forte” tra “il mio Paese e l’Europa” per via della storica emigrazione dal Vecchio continente verso il Paese latinoamericano.Oggi, invece, sono due milioni – su 31 milioni – i venezuelani riparatisi in Europa, spesso fuggiti dalla fame e dalla persecuzione politica del chavismo e dei suoi eredi.Borges afferma: “L’Unione europea tende una mano amica nell’ora più buia della storia repubblicana del mio Paese”. Ricorda i 157 concittadini “assassinati dalla brutale repressione del governo” di Nicolas Maduro e le 350 persone “ingiustamente carcerate”. “Tutto il Paese accoglie questo riconoscimento”, afferma dinanzi a un emiciclo ammutolito: “Lo accoglie la mamma che si priva del cibo per darlo ai suoi figli, i bambini costretti a rovistare nella spazzatura, i vecchi che muoiono senza medicine, il giovane che emigra per avere un futuro, il maestro che fa il suo lavoro aggrappandosi alla speranza di poter formare coscienze libere, i giornalisti cui è impedito di raccontare la verità”.

Si muore di fame. Borges denuncia la mancanza di libertà e di democrazia in Venezuela (dove lo scontro tra governo e opposizioni non ha confini né regole); poi rivolge un appello alla comunità internazionale perché “non faccia mancare il suo sostegno” e gli aiuti umanitari “a un popolo che muore perché non ha cibo né medicine”. Tutto ciò nonostante il fatto che il Venezuela disponga di immense ricchezze naturali e “dei maggiori giacimenti di petrolio del pianeta”. Aggiunge:

“Andremo avanti con una opposizione pacifica per avere libertà e diritti”.

“Non siamo alimentati dall’odio o dalla vendetta, vogliamo solo giustizia e che il popolo possa liberamente esprimersi con le elezioni”.

Tre punti essenziali. In realtà il Paese è stato chiamato più volte alle urne. Ma di voto libero il regime ora non vuol sentir parlare. Le opposizioni saranno unite alle prossime eventuali scadenze elettorali? Borges, incontrando i giornalisti, risponde che l’opposizione “è unita da anni” e che farà responsabilmente la sua parte per “restituire pace e speranza” al Paese. È favorevole – dice – alle sanzioni contro il governo del presidente Maduro, quindi insiste: “La pressione internazionale è fondamentale”. Quali sono i punti essenziali del vostro programma? “In primo luogo – risponde – liberare tutti i detenuti politici. Poi consentire alla comunità internazionale di portare aiuti umanitari e medicinali, mentre di queste cose Maduro non vuol sentir parlare. E, in terzo luogo, definire regole e scadenze per una reale transizione democratica, che passi da elezioni veramente libere”.

La forza per andare avanti. Le testimonianze che la delegazione venezuelana porta a Strasburgo sono raccapriccianti. Violenza deliberata, cittadini esasperati dalla povertà e da ogni privazione, nessuna prospettiva per la popolazione e giovani frustrati, i quali “ambiscono a una libertà e a una democrazia che non hanno mai conosciuto”. Accanto a Borges c’è Antonio Ledezma, già sindaco di Caracas, più volte incarcerato. Spiega, commosso:“Questo premio ci dà la forza per andare avanti, ci fa capire che non siamo soli. Chiediamo democrazia e mai più carcere, mai più torture… Cerchiamo la strada della pacificazione e della concordia”.

Ritorno alla democrazia. Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ricorda di essere stato in Venezuela tempo fa e di essere stato minacciato “dagli sgherri di Maduro solo per aver portato la voce preoccupata dell’Europarlamento”. Aggiunge: “Lo scorso fine settimana, il presidente Maduro ha deciso, in maniera arbitraria e antidemocratica, di vietare ai principali partiti d’opposizione di partecipare alle elezioni presidenziali. Non si può continuare in questo modo”. Ecco perché “abbiamo deciso di conferire il premio Sacharov all’opposizione democratica del Venezuela. Esigiamo il ritorno del Paese alla democrazia, alla dignità e alla libertà. L’obiettivo è risolvere la crisi economica e umanitaria che attanaglia” il popolo. Tajani ribadisce le tappe necessarie: “Liberare i prigionieri politici, indire nuove elezioni libere e trasparenti, cui possano partecipare tutti, affinché siano i cittadini a decidere del proprio futuro. E il Parlamento europeo è pronto a contribuire con una missione di osservazione elettorale, insieme ad altri interlocutori internazionali”.

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