Monache Clarisse: Dio si è fatto “compagno di strada di ogni uomo”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

uppDIOCESI . Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 10 dicembre.
Ricordiamo gli appuntamenti con la scuola di preghiera,  clicca qui

«Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio»: sono queste le prime parole scritte dall’evangelista Marco, le prime parole del primo, dei quattro Vangeli, ad essere redatto.

Marco mette subito le carte in tavola e dice esattamente come “andranno a finire le cose”: sì, quel Gesù, uomo di Nazareth, figlio di Giuseppe e Maria, è il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio, venuto da Dio e da Lui inviato nel mondo.

E questa è la “Buona Notizia”, l’annuncio certo di un Dio che si è fatto carne in mezzo al suo popolo, compagno di strada di ogni uomo.

In che senso questa è una buona notizia? Cosa cambia a noi nella vita?

Il profeta Isaia scrive nella prima lettura: «Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri»: è la certezza di un Dio che non è giudice severo e impassibile, ma di un Dio che ci custodisce, si prende cura, che ci assicura salvezza, giustizia, misericordia, pace, felicità, gloria, ogni bene, amore, verità…una certezza che, per noi, è sempre la possibilità di un nuovo inizio, di una nuova creazione, una creazione quotidiana, un continuo rinascere e ricominciare dal Vangelo.

Una Buona Notizia per cui vale la pena spendersi e che vale la pena annunciare: questo, Giovanni Battista, lo ha ben capito.

«Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico»: non una forma di eccentricità ma il desiderio di ritrovare l’essenziale, una sobrietà e una povertà di vita non fini a se stesse ma segno eloquente di uno svuotamento, di una spoliazione che significano totale apertura, disponibilità, accoglienza del Dio che viene.

«… battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati»: anche qui, non una forma di penitenza ma un richiamo a quell’essenziale che fa da fondamento a tutto il resto… ricominciando dal deserto, quel “luogo” in cui la Parola trova lo spazio per farsi sentire, trova la sua limpidezza, la sua genuinità, la sua forza e la sua autorevolezza, la sua capacità di aprire strade e orizzonti, di dare senso e speranza.

«Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata»: non sono ammodernamenti o adeguamenti estetici ed esteriori, ma il desiderio, il coraggio, la forza di collocarsi in una novità di Vita che quotidianamente ci viene incontro, «nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia», ci dice San Paolo; una novità di vita che ci chiama a cominciare e ricominciare sempre, ogni giorno, l’avventura con «Gesù, Cristo, Figlio di Dio», che viene!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *