La città di San Benedetto ha rinnovato il voto all’Immacolata Concezione

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Di Gian Marco Capecci

DIOCESI – Venerdì 8 dicembre, nella solennità dell’Immacolata Concezione, la comunità Sambenedettese si è ritrovata nella Basilica Cattedrale di Santa Maria della Marina per la celebrazione, presieduta dal vescovo S.E. Mons. Carlo Bresciani, della santa messa e per partecipare alla processione e poi al rinnovamento del voto cittadino presso la Chiesa di S. Benedetto Martire. Tale voto fu emesso dalle autorità cittadine in occasione della grande epidemia di colera del 1855 e, in seguito alla grazie ricevuta, viene rinnovato ogni anno dall’amministrazione comunale.
La liturgia ha preso avvio in una cattedrale con addosso ancora le cicatrici del terremoto del 2016, alla presenza del Gonfalone cittadino, del sindaco Pasqualino Piunti e delle massime autorità civili e militari; e si è avvalsa del coro della Cappella Musicale della Cattedrale.

Nell’omelia il vescovo ha iniziato con un ricordo del voto del 1855, e poi si è soffermato sul ruolo di Maria, prima collaboratrice umana all’opera di salvezza che da Dio era stata preordinata in lei ancor prima del suo sì all’Incarnazione. Maria rappresenta il modello di donna giovane e fragile ma al contempo forte e decisa nel suo dono d’amore. Viene ribadito così il ruolo centrale della donna nel disegno salvifico divino e nella vita della Chiesa.

Mons. Bresciani ha altresì ricordato che quando abbiamo chiesto aiuto alla Madre essa ha risposto prontamente, perché la Beata Vergine è la prima degli apostoli; anzi ella ha accolto Gesù ed ha agito in prima persona per la salvezza ancor prima degli stessi apostoli. La presenza della Madonna nella vita del suo Figlio è stata sempre costante ma mai invadente: lo stile mariano è fatto di operatività discreta. Dunque Maria sia luce e faro per illuminare la vita della nostra città.

Al termine della liturgia eucaristica la solenne processione ha guidato i numerosissimi partecipanti verso il Paese Alto, dove presso la chiesa di S. Benedetto Martire il sindaco Piunti ha personalmente rinnovato il voto cittadino, ricevendo dalle mani del vescovo il cero da accendere ai piedi della statua della Vergine.

Di seguito l’omelia integrale del Vescovo Carlo Bresciani:
Celebriamo con particolare solennità la festa dell’Immacolata a cui san Benedetto è legato da un solenne voto cittadino emesso nel 1856, e poi mantenuto nel tempo con fedeltà e amore dai fedeli e da tutta la cittadinanza. Ciò rende onore alla città tutta, impegnata a mantenere fede alla parola dei padri e a tramandare la fede che li ha animati alle giovani generazioni. Cosa oggi non sempre facile, ma che ci deve sentire tutti impegnati, in modo particolare quest’anno che ci prepara al Sinodo generale della Chiesa sui giovani.
L’Immacolata ci rimanda alla generazione di Maria. In lei si è compiuta la promessa fatta ad Adamo ed Eva da Dio (l’abbiamo sentito nella prima lettura), e cioè che una donna avrebbe vinto le insidie del demonio schiacciandogli il capo e partecipando così a quella redenzione di tutta l’umanità in Gesù che Dio stava già pensando per non abbandonare a se stessi e al loro peccato i nostri progenitori.
In Maria noi veneriamo la prima umana collaboratrice di Dio nell’opera della salvezza che si è compiuta in Gesù. È la donna che in modo singolarmente unico disse di sì a Dio, mettendo tutta la sua vita a disposizione di Dio fin da prima che le venisse chiesto di accogliere il Suo unico figlio fatto uomo nel seno materno di Maria. È lei, che molto prima degli apostoli, dice di sì a Gesù e lo dona all’umanità, accompagnandolo fin da piccolo con grande amore in ogni aspetto della sua avventura umana. E, dopo che suo Figlio fu tornato al Padre, continuò ad accompagnare la Chiesa nascente con amore di madre.
All’inizio della redenzione noi troviamo, dopo Gesù, una donna: Maria, donna giovane e fragile, come tutte le donne, ma assolutamente decisa in un amore che la rendeva forte come tutte le donne che amano veramente e sanno donarsi fino al sacrificio di se stesse per il bene altrui. Mi piace oggi fermarmi con voi, ricordando anche il voto che ci lega all’Immacolata, a considerare nella lode e nel ringraziamento a Dio, questo ruolo della donna Maria nell’opera della redenzione e nella Chiesa.
I nostri padri nella necessità generata dal devastante colera si sono rivolti a Maria, hanno invocato il suo aiuto e hanno trovato in lei l’ascolto di una madre che intercede efficacemente presso il Padre e in tal modo sono stati preservati dal male che li minacciava. Hanno chiesto aiuto a una madre e la madre ha risposto. Anche Dio aveva chiesto aiuto a lei, affinché suo Figlio trovasse una madre degna, e lei ha risposto con il suo pronto sì. La redenzione passa dalla collaborazione della generosità unica propria della donna: per questo il papa può dire che ella è la prima degli apostoli: prima degli apostoli ha accolto Gesù; prima degli apostoli l’ha introdotto nel mondo; prima degli apostoli ha invitato ad ascoltarlo e a fare quanto avrebbe detto e, prima di chiunque altro, ha beneficiato della pienezza della redenzione dal peccato che è il vero male che rovina l’umanità.
Tutto ciò dice la grande stima che Dio ha della donna, quella di Gesù risorto che appare per primo alla Maddalena (e forse prima ancora era apparso a Maria), quella della Chiesa primitiva che si rifugiata subito sotto la protezione materna di Maria.
La sua presenza non è mai invadente, sempre discreta non solo nei 33 anni della vita privata di Gesù, ma anche poi durante la sua attività di predicazione in terra di Palestina. Lei lo seguiva -c’era-, mai imponeva la sua presenza o attirava su di sé l’attenzione, ma sempre si è mostrata donna attenta e premurosa. Lo stile mariano è una efficace operatività discreta. Proprio per queste sue qualità da sempre il popolo cristiano l’ha invocata quale avvocata che, come madre di misericordia, corre in aiuto dei figli in pericolo. Non c’è nulla che rende forte una madre come quando deve difendere i suoi figli da gravi pericoli, sia insegnando loro come evitarli, sia cercando aiuti per trarli fuori una volta essi vi siano caduti dentro. Questo è quello che fa Maria con la Chiesa e con tutti noi. Questo è quello che ha fatto Maria nei confronti della nostra città in pericolo e per questo noi le conserviamo imperitura gratitudine, ricordandola particolarmente nella festa che la invoca sotto il titolo di Immacolata.
I nostri padri hanno eletto a luogo del voto fatto a lei, e del perenne ricordo della grande grazia ottenuta, la Chiesa di san Benedetto martire: quella è quindi, oltre che la chiesa matrice della diocesi, il santuario cittadino, custode della memoria di ciò che Maria ha ottenuto per noi, anche se opportunamente veneriamo Maria sotto diversi titoli in tante altre nostre chiese, prima tra tutte le nostra amata cattedrale, chiesa madre della nostra diocesi.
Chiedo questa sera a Maria, ed esorto anche tutti voi ad unirvi alla mia preghiera, che lei donna e madre, protegga le donne e le madri da ogni violenza fisica e morale da qualunque parte venga; che la vera dignità e il rispetto della donna in quanto donna cresca nella nostra società per il bene di tutti.
Che tutti noi possiamo imparare da Dio e dal Figlio suo Gesù la vera collaborazione con la donna, perché nel mondo cresca la pace e l’unità nella piena valorizzazione della diversità sessuale che caratterizza l’uomo e la donna, nella consapevolezza che ciò che minaccia la vita, e da cui il mondo ha bisogno di essere salvato, non è solo il colera o la peste fisica, ma anche la peste che stravolge la realtà della pacifica relazione tra uomo e donna nel reciproco riconoscimento della diversità che arricchisce l’uno e l’altra”.

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