La vocazione alla gioia è ascolto, cogliere le Dio-incidenze, vivere il presente!

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Davide Banzato

Nell’Angelus della I Domenica di Avvento il Papa ha detto che “Gesù ci indica la via buona, la via della fede, la via dell’amore, ma noi cerchiamo la nostra felicità da un’altra parte”. Nel messaggio per la 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni il tema della chiamata alla gioia è tornato prepotentemente richiamando anche il prossimo Sinodo su “giovani, fede e vocazione”.

Tutti cerchiamo la felicità, ma spesso lo facciamo nei posti sbagliati attirati da luci al neon e raccogliendo insoddisfazione, non senso e solitudine.

Dio ci offre una gioia di qualità unica: una “gioia piena” capace di resistere alle prove della vita; una gioia che scaturisce dalla piena realizzazione di sé nel progetto meraviglioso che Dio ha su ciascuno di noi.

Ogni vocazione è una “chiamata alla gioia”!

Dio sa meglio di noi cosa davvero può renderci felici perché ci conosce fin dall’eternità. Papa Francesco scrive: “Non siamo immersi nel caso, né trascinati da una serie di eventi disordinati, ma, al contrario, la nostra vita e la nostra presenza nel mondo sono frutto di una vocazione divina! Anche in questi nostri tempi inquieti, il Mistero dell’Incarnazione ci ricorda che Dio sempre ci viene incontro ed è il Dio-con-noi, che passa lungo le strade talvolta polverose della nostra vita e, cogliendo la nostra struggente nostalgia di amore e di felicità, ci chiama alla gioia”.

Le tre parole-chiave proposte sono: ascolto, discernimento e vita.

Senza dedicare del tempo al silenzio e alla preghiera “non potremo scoprire la chiamata speciale e personale che Dio ha pensato per noi”. Il primo volume da abbassare per riuscire a sentire la voce di Dio che parla nel nostro cuore è quella del nostro “io” che a volte diventa assordante. Il Papa ci invita tutti a “non perdere l’opportunità di sognare in grande e di diventare protagonisti di quella storia unica e originale che Dio vuole scrivere con noi”. Grazie all’ascolto sarà possibile imparare a discernere, cioè saremo capaci di capire cosa vogliamo davvero, cosa è frutto delle proiezioni degli altri su di noi, cosa ci è stato indotto come essenziale e invece ci sta sviando…

Sant’Agostino scriveva: “Timeo Domine transeunte – Ho paura del Signore che passa”.

È davvero possibile perdere il treno della nostra vita, quelle “Dio-incidenze” che possono dare senso alla nostra esistenza e che si manifestano in modo sottile e semplice nel quotidiano.

Se saremo capaci di ascoltare e di leggere la realtà intorno a noi e dentro di noi, allora sapremo vivere l’attimo presente e di fatto realizzeremo la nostra vocazione primaria: la vocazione all’amore!

“La vocazione è oggi! La missione cristiana è per il presente! E ciascuno di noi è chiamato – alla vita laicale nel matrimonio, a quella sacerdotale nel ministero ordinato, o a quella di speciale consacrazione – per diventare testimone del Signore, qui e ora”.

E se ci sentissimo inadeguati o indegni, il Papa ci ricorda che “non dobbiamo aspettare di essere perfetti per rispondere il nostro generoso ‘eccomi’, né spaventarci dei nostri limiti e dei nostri peccati, ma accogliere con cuore aperto la voce del Signore. Ascoltarla, discernere la nostra missione personale nella Chiesa e nel mondo, e infine viverla nell’oggi che Dio ci dona”.

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