Monache Clarisse: “in questa domenica Gesù ci invita a svegliarci”

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DIOCESI . Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 3 dicembre.
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«Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità».
E’ il grido di Israele che cerca il Signore! E’ il grido dell’uomo di ogni tempo affinché il Signore sia presente nella sua esistenza, nella sua storia, si faccia compagno di viaggio, aiuto, salvezza, protezione per la sua vita.
«Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci. Dio degli eserciti ritorna! Guarda dal cielo e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell’uomo che per te hai reso forte!»: sono le parole del salmista, dell’uomo che invoca la venuta del Signore affinché possa tornare a dare vita.
E’ il grido dell’uomo di fronte al silenzio di Dio…ma davvero Dio è lontano? Davvero Dio non parla al suo popolo?
«Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati». Se da un lato l’uomo invoca Dio, grida a Dio la sua richiesta di vita, dall’altro è necessario che il suo orecchio sia attento e sveglio a riconoscere la parole, i passi, i gesti di Dio stesso nella sua storia.
E’ per questo che, in questa domenica, Gesù ci invita a svegliarci, ovvero a diventare consapevoli di quello che la nostra vita ci propone e dona. La consapevolezza di dove siamo e chi siamo è il primo passo per vedere, riconoscere e accogliere la Sua venuta, una consapevolezza che è anche coscienza del proprio limite e della propria impossibilità a sapere i tempi del Signore.
Solo così l’Avvento, che con questa domenica ha inizio, significherà non l’attesa di una nascita già avvenuta nella storia una volte per tutte, quanto piuttosto l’attesa operosa di un Dio che, continuamente, ogni, giorno, si fa carne nella mia vita, un Dio che mi chiama a riconoscerlo, accoglierlo, incontrarlo.
La liturgia dell’Avvento non ci chiede, quindi, di immedesimarci in coloro che, duemila anni fa, attesero e furono protagonisti della nascita di Gesù, ma di immergerci totalmente nella nostra vita, con lo sguardo fisso alla meta del cammino, fermi nell’assumere le responsabilità del presente, con gli occhi aperti davanti alle chiamate della storia, nella certezza di un Dio che è presente e legge, insieme a noi, ogni nostro giorno.
Scrive, infatti, San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi: «…in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo».
Svegliamo, allora, l’orecchio, il cuore, la mente, spalanchiamo gli occhi e poniamoci in ascolto di Dio, per poter gustare totalmente e radicalmente la sua Parola, lampada ai nostri passi e per la nostra vita.

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