Yvan Sagnet ha raccontato agli studenti di San Benedetto la piaga del caporalato

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Miriana Valente  e Annalisa De Angelis

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il giorno 17 novembre, noi studenti della classe 3CL e della 4Arim, abbiamo aderito al progetto dal titolo “La cultura dello scarto e il mondo del lavoro”, promosso dai ragazzi del Liceo Scientifico di San Benedetto del Tronto, partecipando alla conferenza con Yvan Sagnet presso l’aula magna dell’IPSIA.
Il relatore ci ha raccontato, partendo dalla sua esperienza, la vergognosa piaga del caporalato presente, purtroppo, anche in Italia.
La storia di Yvan inizia quando decide di venire in Italia ed iscriversi alla facoltà di ingegneria al Politecnico di Torino. Per problemi economici, è costretto a cercare lavoro nell’Italia meridionale. Trova lavoro in Puglia, precisamente a Nardó, per la raccolta dei pomodori. È da questo momento che Yvan entra in contatto con il caporalato.
Il caporalato consiste nel lavoro agricolo temporaneo, illegale, il quale comporta salari inferiori a quelli previsti dalle tariffe sindacali, nonostante sono costretti a lavorare 16 ore al giorno. Chi porta avanti i contatti tra braccianti e imprenditori sono proprio i “caporali” (da qui il nome al fenomeno), veri e propri sfruttatori senza scrupoli, che in molti casi, ricavano grandi guadagni sulla pelle di chi accetta un lavoro senza nessuna dignità.
Fin da subito Yvan si ribella a questa condizione e decide di attivare una protesta con i suoi compagni, riversandosi in strada per lamentarsi delle condizioni disagiate a cui erano obbligati pur di lavorare.
Proprio a seguito di questo evento, Yvan Sagnet è la prima persona a compiere una rivolta contro il caporalato e in seguito, attirando l’attenzione dei media e della stampa nazionale, a far votare e approvare dal Parlamento Italiano una legge in materia.
In conclusione abbiamo trovato questo evento molto utile per noi studenti che tra poco avremo modo di entrare nel mondo del lavoro. Yvan ci ha insegnato a valorizzare i nostri diritti e soprattutto ci ha insegnato a non rimanere in silenzio difronte a situazioni simili.

 

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