Vita pastorale: Enzo Bianchi, “preoccupato per la crescente opposizione a Papa Francesco”

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“Personalmente sono preoccupato per la crescente opposizione a Papa Francesco: ormai c’è chi lo accusa di magistero incerto e ambiguo, addirittura di assecondare l’eresia. Questo avviene ‘nella Chiesa’, tra credenti cattolici fino a ieri in profondo ossequio al Papa”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nell’articolo “Un’opinione pubblica che sia di comunione” pubblicato sul numero di dicembre della rivista “Vita pastorale”, anticipato oggi. Bianchi individua il motivo di tali contestazioni a Francesco: “Non la dottrina, non la fede, ma – spiega – la sua semplicità priva di atteggiamenti ieratici, il suo sottrarsi a immagini sontuose del Papa, il suo stile confidenziale che abbraccia, tocca, stringe senza voler affermare la sacralità della sua persona, provocano una sorta di paura che un vescovo ha espresso in questi termini: ‘Giorno dopo giorno smonta tutto il pontificato romano!’”. “Ma – aggiunge – credo ci sia anche un’altra ragione: quella del suo magistero che mette al primo posto il Vangelo esigente di Gesù quale annuncio che ha come primi clienti di diritto i poveri, la sua sollecitudine per i migranti, i perseguitati, i bisognosi verso i quali volge il suo sguardo paterno con priorità rispetto ad altre realtà che abitano il recinto del sacro”. “Infine – prosegue Bianchi – nella conflittualità della Chiesa, purtroppo sottovalutata da molti, va annoverata anche la posizione di quei tradizionalisti che fanno dell’antica liturgia il loro motivo di battaglia”. Per Bianchi, “sarebbe auspicabile un intervento autoritativo” per lasciare “che l’uso del rito di Pio V sia praticato da quei fedeli che a esso sono affezionati e lo vivono seriamente” e “al contempo, si chieda a quanti lo praticano di confessare che c’è un’unica eucaristia nella Chiesa cattolica” con due “forme di celebrazione” che “non devono farsi concorrenza”. “La Chiesa – conclude – deve conoscere la libertà accompagnata dalla fiducia nei fratelli e nelle sorelle che vivono la comunità”.

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