“Le colonizzazioni ideologiche e culturali soltanto guardano il presente, rinnegano il passato e non guardano il futuro. Vivono nel momento, non nel tempo, e per questo non possono prometterci niente. E con questo atteggiamento di fare tutti uguali e cancellare le differenze commettono, fanno il peccato bruttissimo di bestemmia contro il Dio creatore”. Lo ha affermato questa mattina Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata a Casa Santa Marta. Secondo quanto riferisce Radio Vaticana, il Papa, commentando il martirio di Eleazaro, ha rilevato che vi sono tre tipi principali di persecuzioni: una persecuzione soltanto religiosa, un’altra politico-religiosa, ad esempio – ha affermato – la “Guerra dei 30 anni” o la “notte di san Bartolomeo”, “queste guerre religiose o politiche”, e una terza persecuzione di tipo puramente “culturale”, quando arriva “una nuova cultura che vuole fare tutto nuovo e fa piazza pulita delle tradizioni, della storia, anche della religione di un popolo”. Dopo aver parlato della “radice perversa” che viene fatta entrare per far crescere nel popolo di Dio “col potere” queste abitudini “nuove, pagane, mondane”, il Papa ha rilevato che “questo è il cammino delle colonizzazioni culturali che finiscono per perseguitare anche i credenti. Ma non dobbiamo andare troppo lontano per vedere alcuni esempi: pensiamo ai genocidi del secolo scorso, che era una cosa culturale, nuova: ‘Tutti uguali e questi che non hanno il sangue puro fuori e questi’. Tutti uguali, non c’è posto per le differenze, non c’è posto per gli altri, non c’è posto per Dio. È la radice perversa. Davanti a queste colonizzazioni culturali che nascono dalla perversità di una radice ideologica, Eleazaro, lui stesso, si fa radice”. “Ogni volta che arriva una colonizzazione culturale e ideologica – ha ammonito – si pecca contro Dio creatore perché si vuole cambiare la Creazione come l’ha fatta Lui. E contro questo fatto che lungo la storia è accaduto tante volte soltanto c’è una medicina: la testimonianza, cioè il martirio”.