“Non amiamo a parole, ma con i fatti” Il racconto della I giornata mondiale dei poveri

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Di Martina – Servizio civile Caritas

DIOCESI – Anche nella diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto è stata celebrata, domenica 19 Novembre, la prima giornata mondiale dei Poveri.
Papa Francesco ha voluto così invitare “la Chiesa intera a tenere fisso lo sguardo su quanti tendono le loro mani chiedendo la nostra solidarietà”.
Diverse sono state le iniziative pensate dalle Caritas parrocchiali per le proprie comunità cristiane.

Presso la sala polivalente della Caritas Diocesana è stata presieduta dal Vescovo Carlo Bresciani la Santa Messa per tutti i collaboratori e gli utenti della Caritas.

Al termine della celebrazione è seguito un momento di convivio, a cui hanno partecipato gli amici che abitualmente frequentano la mensa insieme a diversi volontari.
E’ stato davvero bello sedersi insieme attorno lo stesso tavolo e condividere fraternamente gioie e sofferenze, paure e speranze.

C’è stata la possibilità di toccare con mano la verità del vangelo ascoltato a Messa: ognuno ha dei talenti che vanno valorizzati e non sepolti, ogni persona custodisce qualità e risorse che può condividere e mettere a servizio degli altri.
Come nessuno è solamente alunno e nessuno è solamente professore; così nessuno si è sentito povero e nessuno si è sentito ricco.
In questa giornata vissuta insieme, ognuno si è raccontato un pò all’altro senza sentirsi giudicato: il politico ha ascoltato il ragazzo senza fissa dimora, la psicologa super-impegnata si è sentita raccontare da chi è ospite al dormitorio di quanto è difficile riempire la propria giornata non trovando nulla da fare, il costruttore ha incontrato un ex pugile che non ha più una casa dopo aver perso la sua fama e la notorietà a motivo di un incidente che purtroppo ha segnato la sua psiche.

Abbiamo ripensato insieme alle parole del Papa: nei poveri si manifesta la presenza di Gesù che da ricco si è fatto povero per noi e per questo, in loro, nella loro debolezza, c’è una “forza salvifica”.

La nostra speranza è che tutto questo non rimanga il gesto di un momento, ma l’occasione per la comunità cristiana di prendersi davvero cura dei poveri, condividendo spazi e tempo, non solo per rispondere ai loro bisogni, ma anche per valorizzare le loro risorse.

Tornando a casa abbiamo riflettuto su alcune domande, stimolati anche dalle parole ascoltate durante l’omelia: che cosa conta per me nella vita? dove investo?
Nella ricchezza che “passa” e di cui il mondo non è mai abbastanza sazio o nelle relazioni che aprono alla condivisione e alla gratuità?
Che posto occupa Dio nella mia vita?
Il vescovo Carlo, ha condiviso con i presenti la sua amarezza nell’apprendere che nella sua città proprio in questo giorno è stata aperta una “pasticceria per cani’: non si può tacere di fronte all’ingiustizia, al crescere della diseguaglianza, alla cultura dello scarto; non si può peccare di omissione né rimanere indifferenti di fronte alla richiesta di aiuto di un fratello o di una sorella; non ci si può limitare a dire : “non mi riguarda, non è affar mio, è colpa della società”.

La nostra vita diventa più bella se proviamo ad amare non solo a parole ma con i fatti.

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