Grande interesse per il convegno organizzato dalla “Pastorale della Salute” della Chiesa Marchigiana

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Tiziana Tobaldi

MARCHE – Una giornata intensa, con riflessioni che hanno toccano i molti aspetti dell’esistenza legati alla malattia e al difficile cammino dentro il dolore, per prendere coscienza del valore della vita nella pratica del prendersi cura dei più fragili. Operatori sanitari, assistenti sociali, farmacisti, psicologi biologi, volontari, cittadini: sono stati in molti a partecipare al Convegno Accanto alla persona malata tra scienza, diritto e libertà, venerdì 10 novembre dalle 8,30 alle 14 a Jesi, presso il centro direzionale Esagono. L’iniziativa di formazione dedicata alla cura della persona malata, in particolare nel tempo del fine vita, è stata proposta dalla Pastorale della Salute regionale in collaborazione con Scienza & Vita, l’istituto di ricerca Inrca, con l’adesione di Asur Marche, Ospedali Riuniti Ancona e con il patrocinio di A.m.c.i., Unitalsi Jesi, Forum delle Associazioni Familiari, I.o.m., I.i.c.r.a., U.n.i.c.a.m., Avulss Jesi.

Per la nostra diocesi ha preso parte il direttore della Pastorale dell Salute, Don Roberto Antonio Melone.

In apertura della giornata, Marcella Coppa, referente della Pastorale Salute della diocesi di Jesi, ha coordinato gli interventi delle autorità civili e religiose presenti: Nadia Storti, direttore sanitario Asur Marche, Maurizio Bevilacqua e Angela Giacometti, rispettivamente direttore e dirigente responsabile del servizio infermieristico Area Vasta 2, hanno evidenziato la necessità di offrire risposte ai pazienti e, insieme alla competenza tecnico-professionale, donare vicinanza umana e tutela della dignità. Della centralità della persona, del valore etico della professione e della scienza medica come servizio ha parlato Andrea Corsalini, presidente regionale dei Medici Cattolici, mentre Maria Luisa Quaglieri, responsabile dello IOM Jesi e Vallesina, ha spiegato le finalità dell’associazione che si prende cura dei malati nel momento più difficile della vita.
«La Pastorale della Salute è la presenza della Chiesa dentro le situazioni di sofferenza, per portare la Luce e la Grazia del Signore.» ha affermato padre Aldo Marinelli, direttore dell’Ufficio Regionale Pastorale Salute, facendo riferimento alla Nuova Carta degli Operatori Sanitari, recentemente aggiornata proprio per offrire linee guida chiare ai problemi etici che il mondo della salute è chiamato ad affrontare, in armonia con gli insegnamenti di Cristo e con il Magistero della Chiesa. E il vescovo Gerardo Rocconi, nel suo saluto, ha poi sottolineato il valore dell’educazione agli atteggiamenti, perché, ha detto, «crescere in umanità è la medicina che ci cura.»

Fedeltà alla vita nel difficile percorso della sofferenza e del declino. Responsabilità di operatori sanitari, cappellani, religiosi e volontari: essi sono custodi e servitori della vita umana, sostenuti da una dimensione etica dalle origini antichissime, che ne riconosce la sacralità e ne indica il rispetto assoluto. Questo il messaggio della lectio magistralis La nuova Carta degli operatori sanitari. Le prospettive di assistenza al malato grave con prognosi infausta, del card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute della Cei. Nella sua ricca e articolata relazione ha offerto il suo sguardo a questo mondo, analizzando molti aspetti di quella che ha definito società selettiva, arida, povera di anima e indifferente ed ha lasciato emergere, forte, il bisogno di compassione, rispetto, dialogo. «La Nuova Carta vuole essere un sostegno a chi si trova nel cammino della salute, per richiamare alla difesa della vita e per sottolinearne gli aspetti etici; per evidenziare i princìpi di solidarietà e sussidiarietà e la necessità di un approccio umano. Vuole essere uno strumento efficace di fronte all’affievolirsi delle evidenze etiche e al soggettivismo delle coscienze che, unitamente al pluralismo culturale, etico e religioso, portano facilmente a relativizzare i valori, e quindi al rischio di non poter più far riferimento a un ethos condiviso, soprattutto in ordine alle grandi domande esistenziali, riferite al senso del nascere, del vivere e del morire.»
Il cardinale si è soffermato, con delicatezza e profonda umanità, sui tanti volti del dolore e sulla spiritualità come luce dell’esistenza. «Le ferite possono essere anche feritoie. – ha detto – Le ferite sono crepe: ma attraverso di esse può passare la luce. Il mondo del dolore è vasto quanto è grande il mondo. Ci è vicino: lo troviamo improvvisamente attorno o dentro di noi. È vario: può essere fisico, morale o di diverse tonalità. È un’esperienza totalmente personale, perché ha un nome e un volto, che non è facile o sempre possibile condividere. Proprio qui la speranza cristiana diventa sorgente di senso, ha radici nel futuro e guarda avanti.»

A seguire le due sessioni del convegno: la prima dedicata alla bioetica e al biodiritto è stata moderata da Paolo Marchionni, con interventi di Maurizio Calipari – docente incaricato di bioetica dell’Università Europea di Roma e portavoce dell’associazione Scienza & Vita – sugli aspetti bioetici nelle decisioni di fine vita. Giovanna Razzano, professore aggregato di Diritto pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, ha poi presentato il quadro europeo e la legislazione italiana, rilevando la necessità di una legge che ne disciplini le tappe. Nella seconda sessione, moderata da Fiorenzo Mignini, sono state approfondite le prospettive terapeutiche e assistenziali. Luigia Clarici, medico palliativista della Fondazione Sanità e Ricerca, ha parlato delle pratiche di cura nelle malattie neurovegetative e Chiara Mastroianni, infermiera formatrice in cure palliative dell’associazione “Antea”, ha esaminato il tema dell’assistenza infermieristica nelle cure palliative.
Durante la giornata molti sono stati i volontari Unitalsi e Avulss impegnati negli aspetti logistici del convegno, che hanno curato l’accoglienza e la pausa conviviale. Apprezzati dai convegnisti e preziosi per l’organizzazione, hanno proposto, in silenzio e gratuità, lo stile del prendersi cura, l’attenzione consapevole agli altri come risposta al dono della vita.

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