Migramed 2017: Caritas del Medio Oriente e Nord Africa sulla situazione dei migranti e rifugiati

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Di Oliviero Forti

La Giordania, piccolo paese mediorientale che accoglie oltre 7.600 profughi, soprattutto siriani ed iracheni, è stata la cornice di Migramed 2017. Una tre giorni durante la quale le Caritas della regione Medio Oriente e Nord Africa, insieme ad alcune Caritas europee, hanno fatto il punto sulla difficile situazione dei migranti e rifugiati. Molte le peculiarità registrate nei vari paesi che hanno preso parte all’iniziativa promossa da Caritas Italiana.

La solidarietà viene sempre più sovente percepita come un disvalore e, al contempo, le scelte di alcuni governi europei di tenere lontani i migranti, vengono accolte con favore nonostante siano adottate spesso in palese violazione dei diritti umani.

È uno scandalo, come ci ricorda Papa Francesco, indicativo dei limiti dei processi di pacificazione nel Mediterraneo, degli ostacoli con cui si deve confrontare l’applicazione concreta dell’universalità̀ dei diritti umani, dei muri contro cui si infrange l’umanesimo integrale che costituisce uno dei fattori più̀ importanti della nostra civiltà̀.

L’edizione di Migramed 2017 si è concluso con un documento nel quale la rete delle Caritas ha voluto richiamare l’attenzione su quattro punti, ritenuti strategici per questa area del pianeta:
PACE: l’unica soluzione sostenibile in un contesto che da troppi anni conosce crisi e guerra, è la pace. Nel Medio Oriente e nel Mediterraneo rinnoviamo un impegno per la pace a partire dalle nostre organizzazioni nazionali e internazionali.
CANALI LEGALI E SICURI: si chiede che vengano ampliati i canali umanitari di ingresso e le vie legali e sicure, al fine di garantire sicurezza e protezione. Che si estendano i programmi di ammissione umanitaria attraverso un maggiore coinvolgimento di tutti i Paesi dell’Unione europea e che si investa in maniera decisiva nei programmi di reinsediamento.
DIRITTI UMANI: ogni politica implementata nel Mediterraneo, a partire dagli accordi bilaterali che gli Stati europei siglano coi Paesi di transito dei migranti, tengano conto del rispetto dei diritti umani.
IL DIRITTO DI RIMANERE NELLA PROPRIA TERRA: si chiede che venga garantita la possibilità per tutti di vivere una vita dignitosa nel Paese di origine e che vengano create le condizioni per uno sviluppo sostenibile in Africa e in Medio Oriente dove non mancano le risorse necessarie ma spesso sono gli interessi economici, politici e finanziari a prevalere sulle persone e sui popoli.

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