Crisi vocazioni, Don Fusco: “Nel mondo servirebbero circa 500 mila preti e un milione di diaconi in più”

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Filippo Passantino

“Oggi in tutto il mondo, per far fronte alle esigenze della Chiesa, servirebbero circa 500 mila preti e un milione di diaconi in più”. Don Gianni Fusco, segretario generale dell’Unione apostolica del clero, indica i numeri della crisi vocazionale emersi dall’assemblea internazionale dell’Uac, riunita nei giorni scorsi a Roma. E parla di un’altra esigenza che cammina parallela nella Chiesa, quella di “predisporre percorsi di formazione per i preti. È un compito che ci ha affidato anche il Papa”, racconta. Francesco, infatti, ha ricevuto in udienza i membri dell’Uac giunti a Roma da diverse parti del mondo, est Europa, Stati Uniti, Africa e Asia.

Come offrirete questa formazione?
Vogliamo realizzare incontri e momenti di riflessione. Noi non ci sovrapponiamo né creiamo realtà a parte. Ci inseriamo nel cammino delle diocesi anche quando è faticoso. È un aiuto che vogliamo offrire ai vescovi, al loro presbiterio e ai diaconi nella vita e nel progetto pastorale delle diocesi. Tra le opportunità che offriamo, vi è quella di far crescere nel singolo ministro la consapevolezza che non è solo, ma che può ritrovarsi in una realtà associativa. Che può prendere da essa anche un po’ di linfa.

In quest’ottica, su quali progetti state lavorando?

Vorremmo creare una sede o dei luoghi in cui il sacerdote possa ritemprarsi, trovare un rinnovo della sua realtà interiore, rinfrancare l’animo che a volte è deluso o fiaccato da tanti problemi che incontra.

Un luogo in cui possa anche informarsi coniugando pastorale e cultura del luogo.

Quale proposta avanzate invece per affrontare la crisi di vocazioni?
Abbiamo lanciato una particolare proposta durante i nostri incontri. Suggeriamo che ogni parrocchia, col parroco e la comunità parrocchiale, ogni anno, si preoccupi di individuare per qualità umane e spirituali una persona, giovane o anche adulta, che possa prendere in considerazione il percorso vocazionale.

Durante il vostro convegno internazionale, avete dedicato un momento di informazione sul microcredito. Perché?
Serve un dialogo con l’economia delle diverse realtà locali, perché è una delle linee portanti a livello sociale. Quindi, alcune proposte di promozione del microcredito o della microimpenditorialità vogliono essere una piccola risposta alle esigenze della gente. Una possibilità per far capire alle persone che quelle poche risorse che si trovano in una determinata zona possono moltiplicarsi. L’obiettivo non è finanziare qualcuno, ma creare opportunità imprenditoriali, anche se dovessero coinvolgere poche persone. Auspichiamo che i sacerdoti nelle loro diocesi tengano presente questo strumento.

Durante l’udienza, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza della diocesanità e di evitare le chiacchiere, che ha paragonato a una forma di terrorismo. Alla luce delle sue parole, quali riflessioni avete maturato?
Ci siamo rafforzati nella consapevolezza che gli approfondimenti, che l’Uac ha sviluppato da tempo, a proposito della diocesanità, non erano campati per aria. Se il magistero del Santo Padre sottolinea un’annotazione che rientrava nelle riflessioni dell’Uac maturiamo l’idea che non stavamo percorrendo una strada sbagliata. Per quanto riguarda le chiacchiere, abbiamo la consapevolezza che per crescere servano i fatti. Credo che Papa Francesco avesse in mente la necessità che

tra i presbiteri e tra il presbiterio e il proprio vescovo non servano dialoghi formali o rituali, ma un dialogo vero e autentico.

Anche in questo caso ci ritroviamo nelle parole del Papa.

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