Monteprandone, San Martino tra cultura e tradizione con la Cucina dello Spirito

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

MONTEPRANDONE – Ancora una serata di cultura gastronomica grazie alla Cucina dello Spirito, manifestazione nata per l’impegno della titolare dell’hotel San Giacomo di Monteprandone Ermetina Mira che quest’anno ha preparato minuziosamente piatti non solo della cultura tradizionale monastica italiana ma anche europea .

L’occasione, la festa di San Martino con l’intervento del Prof. Tommaso Lucchetti neo docente dell’Università di Parma.

“Quest’anno volevamo per la prima volta uscire dai confini dell’Italia,- ha detto il professore. San Giacomo, era un frate predicatore che, non si è limitato all’Italia che conosceva molto bene, ma è un vero e proprio ispiratore della cucina dello spirito,colui che ha creato le leggi di molti luoghi e capoluoghi italiani. Un vero e proprio viandante ,un pellegrino ,una figura importante del passato non solo per il percorso di arricchimento della fede ,ma anche culturale.

L’idea di base, è stata quella di mantenere dunque una prospettiva italiana ,provando ad andare anche all’estero . È venuta fuori una cosa abbastanza composita,con tutta una serie di suggestioni che forse completano ancora il quadro di San Martino che ricordiamo essere una festività con un carattere di ricorrenza rurale molto forte.  Abbiamo iniziato dall’oliva di queste terre ,assaporando quella dei produttori locali di Spinetoli e Monsampolo : Melenghi e Silvestri, per terminare poi con le castagne e vino cotto tipiche della tradizione italiana.

Nel mezzo di questo percorso, ho provato a ripercorrere i piatti dei luoghi europei, c’è stata la trippa che è un cibo dalla tradizione nordica.

Ricordiamo san Martino come data del mercato delle bestie; da qui prende origine la festa dei traditi appunto perchè si vedevano molte corna di toro . L’abbiamo trovata nell’abazia circestense ,che ha una forte memoria francese; a seguire altre ricette tra cui le trofie con i legumi,tipica pietanza della zona di Portofino,zona di cerniera con la Francia.

Queste ricette ,tra l’altro ,fanno capo ad un ricettario stampato,per gli inizi di quaresima proprio dai certosini, che non mangiavano mai carne.

Un altro classico è la zucca, che veniva scavata e usata come bisaccia da Giacomo apostolo; ricorre nella tradizione celtica ma anche nella nostra come cibo stagionale .

Dal monastero di Bologna ,zona dove il santo era festeggiato , le clarisse di Imola che erano raffinatissime cuoche, erano solite preparare cappelletti ripieni al cappone, serviti, come si usava una volta , non necessariamente in brodo ma anche asciutti con un minimo di condimento che esaltava il sapore .

L’arrosto con il vino novello e l’anatra, che era legata alla storia di questo santo accompagnata da una salsetta di mele cotogne e patate, manifesta la continuità tra l’epoca medioevale e l’epoca moderna ,con accompagnamento di un altro classico, la polenta concia arricchita con il formaggio. Poi, la crostata di mele cotogne tipica dei monasteri di San Giacomo e la crema pasticcera con savoiardi,lavorata dalle suore di santa Teresa d’A con un classico castagne e vino cotto a chiusura della serata” (Paola Travaglini).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *