Don Sacco (Pax Christi), “pace diventi prassi pastorale”

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“Si tratta di un incontro importante, non solo celebrativo, perché arriva da un cammino lungo, da un impegno che la Chiesa, e non solo essa, ha sviluppato e mantenuto nel tempo a favore della pace”. Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, commenta per il Sir i lavori del Simposio internazionale dal titolo “Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale”, organizzato dal dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale (10-11 novembre). “Un impegno coerente – spiega don Sacco – da parte della Chiesa, con Papa Francesco che ribadisce in continuazione la necessità di un disarmo integrale”. “D’altra parte sono giunte al simposio tante espressioni della società civile, esperti della scena internazionale, fra cui 11 premi Nobel, concordi sul fatto che questa nuova tappa per la pace e contro gli armamenti debba portarci a proseguire il percorso ciascuno nella propria realtà e territorio”. “Tutto ciò deve diventare, per la Chiesa, una prassi pastorale, che coinvolge le nostre comunità, la catechesi, ogni forma di annuncio del vangelo. La pace non è affare per addetti ai lavori perché riguarda la vita di ciascuno, ogni giorno”, creando le precondizioni per la convivenza, il lavoro, la vita delle famiglie, il futuro dei giovani, lo sviluppo. “Aggiungo che la corsa agli armamenti, e in particolare le armi atomiche, sottrae risorse alla società e contribuisce a creare più povertà e quindi più poveri”.
Per don Sacco, “come diceva con Tonino Bello, dobbiamo annunciare la pace con il sorriso ma anche avere la forza per denunciare le folli spese militari degli Stati”. Eppure, in un clima di insicurezza generale, di terrorismo e di conflitti diffusi, la Nato e l’Ue sembrano aggiungersi ad altri attori internazionali che indicano il rafforzamento degli eserciti per creare maggiore sicurezza: cosa ne pensa? “Penso che occorre ridurre la diffusione delle armi e gli investimenti in questo campo, perché le armi sono strumenti di violenza e di morte. Facciamo nostro il sogno di Isaia, ‘forgeranno le loro spade in vomeri’, e nel frattempo riteniamo necessario operare attivamente per riscoprire l’indignazione di fronte agli armamenti e alle spese militari. Papa Giovanni ci ricordava che armi e guerra sono una follia. Siamo chiamati a operare per la pace non per la guerra”.

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