Monache Clarisse: “Tenere viva la lampada significa saper tenere vivo il desiderio dell’incontro”

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 12 novembre.
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Amare, cercare, desiderare, vegliare: la Parola che la liturgia di questa domenica ci propone, è un rincorrersi di questi verbi.
Verbi che indicano non solo stati emozionali, sentimentalistici ma una passione ben precisa: la passione dello Sposo per la sua sposa, della sposa per il suo Sposo, il desiderio e la volontà di un incontro, la consapevolezza che il nostro esistere non procede verso il nulla, ma verso l’abbraccio con un “Qualcuno”, verso una Persona da amare, da cercare, da desiderare, per cui vegliare.
E’ l’atteggiamento delle dieci vergini che il Vangelo ci presenta, vergini «che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo». Ma, continua l’evangelista Matteo, «cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi».
All’amore, alla ricerca, al desiderio, alla veglia non “basta” solo un “sì” detto una volta per sempre, non basta una scelta compiuta una volta per sempre. C’è una responsabilità verso un cammino intrapreso, verso una scelta fatta, la responsabilità di coltivare e tenere acceso ciò che ci ha messo in movimento, la necessità di una scorta di olio da utilizzare perché la fiamma del desiderio non si spenga.
«Lo sposo tardava»: no, non è un Dio che non ci vuole incontrare! C’è un’attesa che siamo chiamati a vivere, un’attesa che si chiama vita, la nostra vita, che non è esente dal peso della quotidianità, della fatica, delle sofferenze, dei dubbi: le vergini, infatti, «si assopirono tutte e si addormentarono».
E’ normale addormentarsi, veder scemare la tensione, sentire la stanchezza che avanza, tuttavia, l’importante è, anche se “addormentati”, stare, rimanere, perseverare.
«A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro”». Le vergini stolte devono tornare indietro a comprare l’olio, le vergini sagge entrano con lo sposo alle nozze.
Tenere viva la lampada significa saper tenere vivo il desiderio dell’incontro, vivere nella speranza e nella fiducia non nel nostro passo, nel nostro muoverci verso, ma nel venirci incontro del Signore.
E’ quanto leggiamo nel libro della Sapienza, da cui è tratta la bellissima prima lettura: si parla della sapienza che «si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano. Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. Chi si alza di buon mattino per cercarla, la troverà seduta alla sua porta…chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni».
Ritornano i verbi amare, cercare, desiderare, vegliare, alla scoperta di quella Sapienza, di quel Gusto della vita che è l’unico Signore, l’unico mio Dio, come dice il salmista: «O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne, in terra arida, assetata, senz’acqua».
Che questa passione alimenti ogni istante della nostra vita, pronti sempre a far splendere e ardere il desiderio e la passione dell’incontro con Lui.

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