Don Mazzolari: “Un’obbedienza in piedi”

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Il 1° marzo 1958 il quindicinale Adesso, ispirato da don Primo Mazzolari pubblica una lettera indirizzata ai vescovi della Val Padana. Il documento porta la firma di una decina di preti cremonesi e bresciani, ma l’autore è chiaramente il parroco di Bozzolo.
L’intento della lettera è quello di risvegliare le coscienze dei vescovi sulla triste situazione dei lavoratori agricoli nella pianura lombarda. Si denuncia l’esodo del mondo rurale che diserta le chiese perché non sente la vicinanza della Chiesa. Sono soprattutto le condizioni di lavoro a destare preoccupazione: “Il salario di un contadino, casa compresa e le altre aggiunte, è inferiore alla paga dell’ultimo manovale dell’industria” – denuncia la Lettera. La paga dei braccianti è da fame, le loro famiglie vivono spesso in stalle o catapecchie, le paghe non corrispondono alle ore effettive di lavoro svolto, mancano tutele in caso di malattia… e la Chiesa può starsene a guardare?
I vescovi interpreteranno l’iniziativa di Mazzolari come mancanza di fiducia nel loro ruolo di guide. E interverranno duramente nei confronti di don Primo, facendo pressioni su mons. Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, perché intervenisse a richiamare il prete cremonese (gennaio 1959).
La presente lettera, inviata al vescovo di Cremona mons. Danio Bolognini, rappresenta una difesa da parte di don Mazzolari di fronte alle incomprensioni suscitate all’interno del mondo cattolico.

Vostro
sac. Primo Mazzolari

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