Vescovo Bresciani: “L’economia, se guidata da spinte egoistiche, divide le nazioni e contrappone i popoli”

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DIOCESI – “Stiamo vivendo i giorni della memoria di ciò che ci è di più caro e che conserviamo nell’intimità dei nostri affetti umani e cristiani”. Con queste parole il Vescovo Carlo Bresciani ha aperto mercoledì 1 novembre, la sua omelia pronunciata in occasione della festività di tutti i santi presso la Cattedrale Madonna della Marina.

Il Vescovo Carlo ha poi affermato: “Giorni carichi di gratitudine a Dio e ai nostri cari per il tanto bene che ci hanno donato, ma anche giorni di nostalgia e di mestizia per una lontananza e una mancanza che nessuno può colmare, anche se viene lenita dalla fede di un futuro ricongiungimento in Cristo.
Oggi ricordiamo soprattutto coloro che vivendo pienamente affidati alla fede in Gesù hanno dato compimento pieno alla loro vita, passando anche attraverso grandi prove e sofferenze, ma non cessando mai di fare il bene. Hanno risposto al male con il bene. Le beatitudini che abbiamo appena proclamato, quasi fossero appena scaturite dalla bocca stessa di Cristo, ci hanno ricordato che la beatitudine l’hanno conquistata attraverso una fedeltà sottoposta a prova giorno per giorno.
Sì, cari fedeli, perché i santi nel cammino della loro vita hanno dovuto passare attraverso anche il deserto sia delle incomprensioni umane, sia dell’oscurità del dubbio e della tentazione.
Anche loro hanno dovuto affrontare la fatica di liberarsi da tante schiavitù, provenienti sia dalla natura umana, che tutti ci accomuna, sia da quei luoghi comuni che inducono alla tiepidezza nel fare il bene e ci portano ad accontentarci del meno possibile e di ciò che è meno impegnativo.
Essi hanno avuto davanti a sé un unico modello: quello di Gesù che non ha mai cercato il proprio interesse e i propri comodi, ma la verità e il bene per tutti, combattendo ogni forma di male, di chiusura e di egoismo.
Noi oggi guardiamo a questi nostri santi con ammirazione, di fronte a loro ancor più consapevoli della nostra piccolezza e della povertà nella quale ci chiude il nostro egoismo e il nostro peccato, ma tutt’altro che scoraggiati perché confidenti non nelle nostre opere, ma nella misericordia di Dio che ci accompagna a passare attraverso il deserto della nostra vita con tutte
le prove che esso comporta. Guardare a loro ci rinfranca come il popolo di Israele, per dono di Dio, si è rinfrancato alle fonti delle acque a Meriba nel deserto; l’esempio della loro vita ci dice che da cristiani siamo sulla strada giusta che porta alla patria, la terra promessa, che Dio ha preparato per noi. Essi sono le guide di cui abbiamo bisogno, ci tracciano la strada con sicurezza, perché loro l’hanno già percorsa positivamente. Sono come dei tanti Mosè che ancora oggi indicano la giusta strada alla Chiesa e a noi.
Alle mie spalle, sull’abside della nostra cattedrale, sono ritratti i santi della nostra chiesa truentina. Non ancora sono stati proclamati santi solennemente dalla Chiesa universale, è vero, ma per le loro virtù eroiche e per la loro vita cristiana, sono un po’ i nostri fratelli maggiori, coloro che hanno tracciato la strada della nostra chiesa: vogliamo oggi ricordarli in modo tutto
particolare con senso di gratitudine e invochiamo la loro protezione, pensandoli già nella beatitudine eterna presso il Padre.
Carissimi fedeli, quando noi seguiamo con fedeltà l’insegnamento di Gesù, Egli compie grandi cose in noi e attraverso noi. I santi di ciò sono testimoni. A volte penso cosa sarebbe la nostra Chiesa e la nostra società se non ci fossero stati loro. Quanto bene in meno, quanta povertà spirituale e materiale in più nella nostra società.
Siamo soliti considerare i santi, e giustamente, sotto l’aspetto religioso (essi erano mossi dall’amore per Dio), un po’ meno sotto l’aspetto umano e sociale. Ma la loro positiva influenza  su uno sviluppo più giusto e solidale della società è stata fondamentale. La loro testimonianza di vita ha attratto molti ad imitarli e le loro opere caritative e sociali hanno plasmato la società a beneficio di tutti, aiutandoci a comprendere che in Dio siamo tutti figli suoi (ce lo ha ricordato S. Giovanni nella seconda lettura) e, quindi, siamo fratelli tra noi. In questo senso sono stati veri operatori di pace e di concordia tra i popoli. La stessa nostra Italia e la nostra Europa sono state fondate dai santi che non solo hanno portato il Vangelo in ogni loro villaggio unendole nell’unica fede in Gesù, ma, con il Vangelo, hanno portato cultura, educazione, fraternità e solidarietà e da qui è venuta la nostra civiltà. Perfino lo stesso sviluppo economico europeo che ha reso grande l’Europa nei secoli, sarebbe incomprensibile senza l’opera di questi grandi santi che l’hanno evangelizzata, liberandola progressivamente dai demoni della superstizione e delle varie schiavitù. Anche per questo dobbiamo a Dio e a loro una memoria grata.

Ma, non dimentichiamoci, possono sempre ritornare.
Essi ci hanno insegnato che non l’economia o gli interessi materiali, per quanto importanti, uniscono i popoli, ma la solidarietà e la fraternità che trova il suo ultimo fondamento nell’unico Dio che è Padre di tutti e ama ciascuno, soprattutto i più poveri e bisognosi, ma non è possibile alcuna unità se essi vengono esclusi.

L’economia, se guidata da spinte egoistiche, divide le nazioni e contrappone i popoli. Lo vediamo bene che essa sta facendo risorgere oggi quei muri di divisione che i santi si erano impegnati, donando la loro vita, ad abbattere.
Carissimi, mentre veneriamo con grata memoria i santi nostri fratelli maggiori, riconosciamoci In Dio fratelli tra noi e diventiamo come loro costruttori di fraternità: godremo di quella beatitudine, promessa da Gesù, che è quella degli operatori di pace.

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