Papa Francesco al cimitero americano di Nettuno

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Di Marcello Semeraro

La visita del Papa al Cimitero di Nettuno compiuta nel giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti è anzitutto un gesto di pietà verso tutti coloro che sono morti a causa delle guerre e della violenza: persone la cui memoria è forse anche scomparsa, ma che meritano un ricordo e l’affidamento all’amore del Padre del cielo.

È, ancora, un gesto di ripudio della guerra, di ogni guerra. Nel “memoriale” di Nettuno il Papa si fermerà in preghiera anche davanti alla tomba di un caduto anonimo. Oggi ci sono anche le guerre “anonime”, quelle cui non si vuol dare un nome, ma che sono guerre davvero! “Noi viviamo un’altra guerra mondiale, anche se a pezzi”, è un’espressione che ormai Francesco dice con frequenza. La preghiera del Papa, perciò, è pure una invocazione alla pace.

Celebrando, il centenario della fondazione della Congregazione per le Chiese orientali e del Pontificio Istituto Orientale, lo scorso 12 ottobre, il Papa ha ricordato che ciò avvenne per opera di Benedetto XV nel 1917, quando infuriava la prima guerra mondiale; l’anno in cui Benedetto XV rivolse un appello ai capi delle nazioni belligeranti. Quel Papa parlò di una “inutile strage”.

Francesco ha voluto farvi esplicito rimando nel messaggio inviato il 7 luglio scorso ai partecipanti al G20: ha parlato anch’egli di “inutili stragi” invocandone la fine; ha chiesto di fermare l’attuale corsa agli armamenti, rinunciando a coinvolgersi direttamente o indirettamente nei conflitti; ha invitato a risolvere in pace le differenze economiche e di trovare regole finanziarie e commerciali comuni che consentano lo sviluppo integrale di tutti.

A me pare, dunque, per questa scelta del Papa si possano sottolineare tre aspetti: la pietà e la preghiera per le vittime delle guerre e delle violenze, la denuncia dell’inutilità delle guerre e la proposta della riconciliazione e della pace come vie da percorrere per la soluzione dei conflitti.

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