Aiutiamo i nostri defunti ad andare in paradiso, lucriamo l’indulgenza plenaria

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Stampa il Foglietto e lucra un indulgenza plenaria per un defunto (possibile una volta al giorno fino all’8 novembre)

DIOCESI – Il teologo Nicola Rosetti ci spiega che: “La pratica dell’indulgenza è un ulteriore mezzo che la Chiesa ci offre per avvicinarci sempre di più a Dio. Le indulgenze si collocano nel grande itinerario che il cristiano vuole percorrere per raggiungere la santità. Vissute con fede e non come un utilitaristico baratto fra l’uomo e Dio esse sono ancora oggi un valido strumento per avvicinarsi al Mistero”.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica comprendiamo che le indulgenze:
1471 La dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della Penitenza.

Che cos’è l’indulgenza?
« L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi ».79

« L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati ».80 « Ogni fedele può acquisire le indulgenze […] per se stesso o applicarle ai defunti ».81

Le pene del peccato
1472 Per comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la « pena eterna » del peccato. D’altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta « pena temporale » del peccato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall’esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena.82

1473 Il perdono del peccato e la restaurazione della comunione con Dio comportano la remissione delle pene eterne del peccato. Rimangono, tuttavia, le pene temporali del peccato. Il cristiano deve sforzarsi, sopportando pazientemente le sofferenze e le prove di ogni genere e, venuto il giorno, affrontando serenamente la morte, di accettare come una grazia queste pene temporali del peccato; deve impegnarsi, attraverso le opere di misericordia e di carità, come pure mediante la preghiera e le varie pratiche di penitenza, a spogliarsi completamente dell’« uomo vecchio » e a rivestire « l’uomo nuovo ».

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