Settimana Sociale Cagliari, il diario di bordo di: Remigo Giannetti, Don Giuseppe Giudici e Franco Veccia

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Di Remigio Giannetti, Don Giuseppe Giudici e Franco Veccia, presenti per la nostra diocesi a Cagliari

DIOCESI – Di solito, si pensa che dopo una partenza molto propositiva ed entusiasmante, il resto sia solo aria fritta. Fortunatamente qui non è stato così!
La seconda giornata della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani che si è giovedì pomeriggio a Cagliari, è stata scandita subito dalle 8.00 con la messa iniziale per l’avvio dei lavori, successivamente ci siamo recati nella sala congressi per assistere a tre interventi.

Il primo dell’economista Luigino Bruni, in cui veniva analizzato il testo del Quehelet dal 4 capitolo come un vero e proprio trattato sul lavoro “buono”, distaccato dagli interessi di profitto e dall’ossessione verso il proprio posto di lavoro, che spesso isola è non produce frutti.
In particolare segnaliamo questo passaggio del Prof. Bruni: “Non è mai stato il lavoro a generare le grandi ricchezze. Queste sono quasi sempre prodotte dalle rendite, cioè da redditi che nascono da qualche forma di privilegio, di sopruso, di vantaggio. E le rendite generano parassiti, consumo improduttivo, da cui non nasce né lavoro né felicità per nessuno. La ‘sindrome parassitaria’ appare puntuale nei tempi di decadenza morale, quando imprenditori, lavoratori, intere categorie sociali smettono di generare oggi lavoro e flussi di reddito nuovo e investono energie per proteggere i guadagni e i privilegi di ieri”. “Il parassitismo – ha spiegato – è una malattia che non ritroviamo solo nella sfera economica” ma “cadono in questa sindrome, ad esempio, quelle comunità o movimenti che divenuti grandi e belli grazie al lavoro dei fondatori e della prima generazione, invece di sviluppare il patrimonio ereditato con nuovo lavoro, rischio, creatività, iniziano a vivere di rendita, sazi del passato, incapaci di generare ‘figli’ e futuro”.
“La sindrome parassitaria – ha aggiunto – è ancora la principale causa di morte di imprese e di comunità”. L’economista ha poi raccontato che “ci sono milioni di persone, ricche e povere, imprenditori e casalinghe, che riescono a dare sostanza e felicità alla propria vita semplicemente lavorando”. Così “il lavoro è generatore di gioia perché occupandoci in una attività non-vana distoglie il cuore dal ‘pensare troppo’ e male alle vanità pur reali della nostra vita”.

Il secondo intervento invece, tenuto dal card. Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, trattava del lavoro degno, libero dalla corruzione e dal troppo merito, spesso concorrenziale e non in comunione, sensibilizzando i metodi anche da parte della chiesa stessa e soprattutto la necessità di una formazione vera ed al passo coi tempi.

Card. Turkson: “Riformare il sistema educativo per rispondere alle diverse esigenze del lavoro”. Il cardinale ha definito “una situazione molto grave” la disoccupazione giovanile in Italia: “se la formazione è difettosa, dobbiamo rivederla, magare imparando da Paesi vicini come la Germania”, la proposta salutata dagli applausi. Altra sfida da raccogliere, come ha detto il Papa nel videomessaggio di giovedì, quella dell’intelligenza artificiale: “Se non possiamo concorrere con i robot in velocità, dobbiamo riconoscere quelle aree in cui possiamo eccellere, e saper come convivere con le macchine umanizzandole”. Turkson ha messo inoltre in guardia dalla ricerca del profitto a tutti i costi, che porta gli imprenditori “a voler guadagnare sempre di più, e quindi a cercare di trovare lavoro a bassissimo costo”: così, “il desiderio di guadagnare sempre di più porta a situazioni che compromettono il lavoro degno”. La Chiesa, da parte sua, può farsi “promotrice di lavoro degno, nelle diocesi e nelle parrocchie, riconoscendo il giusto salario alle persone a cui dà lavoro”.

Infine il reportage dell’economista Leonardo Becchetti sulle buone pratiche del progetto “Cercatori di LavOro”, evidenziando la necessità di poter e dover votare con il proprio portafoglio là dove ci sono prodotti etici, non vincolati. Il concetto si basa su una vision globale di generalità (apportare, generare altre ricchezze, come la nascita) e sono stati presentati vari modelli di “buone pratiche” evidenziandone la caratteristica sociale di questi.

Becchetti: “Non bastano le buone pratiche, servono policy. Chiederemo che la Bce guardi al lavoro mettendo l’occupazione al centro” ma anche una “lotta ai paradisi fiscali europei” perché “venga redistribuita la ricchezza per diventare potere d’acquisto”. In Italia servono “politiche intelligenti di investimenti” oltre che l’impegno per “rimuovere lacci e lacciuoli”. Gli ostacoli sono la giustizia civile, la burocrazia e una poca attenzione alle piccole e medie imprese. Ma “il Paese si fonda sulle Pmi ma queste sono sottorappresentate. Per questo una delle nostre proposte sarà sull’accesso alle fonti di finanziamento per le piccole imprese”. Becchetti ha poi denunciato che “lo Stato non può utilizzare la legge del massimo ribasso, contraria ai suoi stessi obiettivi che sono quelli del bene comune. E invece ancora il 60% degli appalti sono al massimo ribasso”. E poi “bisogna cambiare l’Iva”, introducendo un’“Iva differenziata che premi le filiere sostenibili ad alta dignità del lavoro”. C’è inoltre necessità di “reti di protezione universale” così come “sulla cultura possiamo costruire davvero tantissimo”. “Il percorso non si ferma qui – ha concluso Becchetti – il lavoro continuerà” alimentando “un patrimonio che mettiamo a disposizione del Paese”. Proprio sul patrimonio delle “buone pratiche”, sulla capacità di valorizzarlo e incrementarlo e sulle richieste da fare ai vertici politici di Italia e Europa che saranno nei prossimi giorni a Cagliari, si stanno confrontando i delegati nei tavoli di lavoro allestiti nella Fiera internazionale della Sardegna.”

Il lavoro è poi proseguito con i laboratori, dove si sono formati delle tavole rotonde su 3 macrosettori, in cui, sulla base delle buone pratiche sono state formalizzate delle proposte che saranno sottoposte all’attenzione del presidente del consiglio Gentiloni e del presidente del parlamento Europero Tajani in previsione della legge di stabilità.

Nel pomeriggio la giornata si è conclusa con la visita della comunità della Collina, un centro SPRA e centro di accoglienza per detenuti basato sulla centralità del lavoro dignitoso.

Un esempio concreto di buona pratica, eticamente prestata al bene comune. Terminare questa lunga giornata è stato difficile, specie se ti ritrovi in mezzo ad un convegno dove sperare in un futuro più sostenibile ed etico non è semplice utopia ma una vera e propria speranza per il rilancio di un intera nazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *