Iraq: Sako (patriarca), “proteggere il popolo prima dei pozzi di petrolio”

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Le “circostanze senza precedenti” attraversate in questo momento storico dall’Iraq sono “il risultato di tutto quello che è successo in Iraq da nord a sud da molti anni a questa parte”. Per questo, la nuova fase critica può essere superata solo attraverso una collaborazione nazionale che vada “al di là di questa crisi” e punti a rimuovere le cause profonde dell’instabilità e della fragilità che affliggono il Paese fin dalla caduta del regime di Saddam Hussein. È il richiamo rivolto nelle ultime ore dal patriarca caldeo Louis Raphael Sako a tutte le autorità politiche irachene, sia nazionali che regionali, affinché prendano coscienza della drammaticità del momento ed evitino nuove sofferenze alla popolazione. In un appello diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato, e rilanciato da Fides, il Primate della Chiesa caldea – che mercoledì 18 ottobre è stato ricevuto insieme ai suoi Vescovi ausiliari dal presidente iracheno Fuad Masum – sottolinea l’urgenza di una “vera e propria riconciliazione nazionale” che riconduca l’intero processo politico entro adeguati parametri di confronto istituzionale. Pur senza citare la parola “Kurdistan”, il patriarca fa espliciti riferimenti critici alla modalità con cui è stato realizzato il referendum indipendentista della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, e alle reazioni da esso innescate da parte del governo centrale: la riconciliazione nazionale, “e non soltanto un referendum” si legge nell’appello, pervenuto all’Agenzia Fides, “può portare concretamente e in maniera adeguata fuori dall’intera crisi”. Secondo il patriarca, “le soluzioni giuste non possono essere raggiunte senza negoziati e senza cambiare la mentalità. Solo questa via porterà le diverse leadership a offrire coraggiosamente concessioni reciproche e a cooperare come un fronte unito contro il pericolo di creare nuovi conflitti; vale a dire, per proteggere la popolazione prima dei pozzi petroliferi”, aggiunge il patriarca, con implicito riferimento alle operazioni militari messe in atto dal governo di Baghdad per sottrarre la regione petrolifera di Kirkuk al controllo delle milizie curde Peshmerga, che rispondono al governo della Regine autonoma del Kurdistan.

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