Sviatoslav Shevchuk (Ucraina): “Europa sii unita, sii te stessa, sii cristiana!”

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M. Chiara Biagioni

“I popoli dell’Europa dell’Est si sentono europei, per cultura, per storia, per tutto ciò che ci lega al mondo cristiano che soprattutto nel primo millennio si è formato dentro questo spazio culturale e religioso”. A farsi voce dei popoli dell’Europa dell’Est è Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Il Sir lo ha incontrato nella redazione romana dell’agenzia, alla vigilia dell’incontro di dialogo e confronto su “(Re)thinking Europe – Il contributo dei cristiani al futuro del progetto europeo” che, su iniziativa dei vescovi europei della Comece e di papa Francesco, si terrà in Vaticano dal 27 al 29 ottobre. “Si dice che l’Europa è nata su tre fondamenti: la filosofia greca, il diritto romano e il Vangelo”, dice Shevchuk. “E queste sono anche le fondamenta della società ucraina e dell’Europa dell’Est, perciò quando si parla di Europa come di una identità politica, economica, geografica e culturale, noi ci sentiamo parte di questa terra”.

Il suo popolo, l’Ucraina, quale rapporto ha con l’Europa?
A livello politico, gli ucraini sono più euro-ottimisti dei popoli dell’Ue. Quando è caduto il muro di Berlino, gli Stati satelliti dell’ex Unione Sovietica hanno cercato di integrarsi al mondo occidentale, perché vedevano in questa integrazione, una garanzia di libertà, di indipendenza e irreversibilità del processo democratico. Sono stati i primi a chiedere di essere integrati nell’Ue. E cinque anni fa,

la rivoluzione di Maidan è stata una esplosione di questo euro-ottimismo,

perché è nata come una contestazione che partiva dal basso, soprattutto dai giovani, contro la decisione del nostro ex presidente di fermare il processo di associazione con l’Ue. Da quel momento, il popolo ucraino ha testimoniato anche a prezzo del suo sangue i principi che li avvicina all’integrazione con l’Ue.

Quali sono questi principi che spingono in Ucraina così tante persone a battersi per l’Unione europea?
Sono o principi della dottrina sociale della Chiesa: la dignità della persona umana, a fronte del fatto che nello Stato comunista la dignità della persona umana era fortemente calpestata e lo Stato non era al servizio della persona ma la persona al servizio dello Stato. Il bene comune, non imposto né ridotto ai pochi, come accadeva nello spazio post-sovietico ma il bene di tutti i cittadini. La solidarietà, che non è collettivismo forzato ma movimento di accoglienza e generosità e, infine, la sussidiarietà, per cui tutti e a vario titolo sono responsabili dello Stato.

Ma vi sentite accettati e considerati in Europa?

Il nostro euro-ottimismo è visto dagli stessi europei come un’utopia.

Molti rappresentanti dell’Unione europea quando venivano a visitare l’Ucraina ai tempi della rivoluzione di Maidan, o quando adesso visitano i nostri soldati che stanno difendendo l’Ucraina, convinti di dare il loro punto di vista sui valori europei, si sentono a disagio perché dicono che oggi nessun europeo è disposto a versare sangue per quei valori.

Dal suo “osservatorio”, cosa sta accadendo all’Europa?
Si mettono in discussione, anzi, non si riesce nemmeno più a cogliere la ricchezza dei valori europei.

Penso che l’Europa stia perdendo le sue radici cristiane e, in questo modo, sta perdendo anche i fondamenti della sua identità.

Se l’Europa dimentica le sue radici cristiane, non avrà più le ragioni per affermare la dignità della persona umana, per lavorare al bene comune, per essere solidale con gli altri. Le spinte a chiudersi nel proprio egoismo nazionale, la tendenza ai nazionalismi estremi sono l’esito di questo processo. Vorrei fare questo appello: Europa sii unita, sii te stessa, sii cristiana!

Il populismo ha la sua radice profonda nell’odio. Un odio che sta minando il legame dell’Unione. Lei che è un uomo dell’Est, che ha vissuto nella sua storia anche personale gli esiti più atroci dell’odio, di quale medicina ha bisogno oggi l’Europa? 
Risponderei a questa domanda partendo da un punto di vista spirituale e lascerei ad altri l’analisi politica.

Uno è spinto ad odiare l’altro perché non si sente amato.

Quando scopriamo che Dio ci ama, e siamo in vita perché Dio ci ha voluti, allora si scopre che l’amore è il modo di essere della vita. Senza la capacità di amare, non abbiamo possibilità di vivere ed esistere. Cerchiamo allora di affermare a tutti i costi il nostro ego, annientando l’altro. E l’altro da odiare è lo straniero, è il migrante, è la popolazione che vive in un’altra regione, è il diverso da me. Diventiamo così una società attraversata da odio e da egoismo. Una società degli odiati e di quelli che odiano.

Il rimedio?
Giovanni Paolo II parlava di perdono. L’Unione europea nacque come un progetto di pace. I padri fondatori erano determinati a garantire che le guerre, gli scontri, gli odi e i nazionalismi estremi che avevano diviso il continente europeo, non potessero ritornare più. Perciò l’Unione europea è un progetto di pace non di odio, è un progetto di bene comune non di bene privato, è una via di riconciliazione. Giovanni Paolo II sapeva però che non ci può essere una società pacificamente risanata se prima non sana la sua memoria e non lenisce le sue ferite. E indicava nel perdono una via da percorrere. Il perdono – diceva – è un balsamo.

Il perdono, concesso e ricevuto, è un balsamo, capace di sanare le ferite, purificare la memoria, costruire vie di riconciliazione.

Lei è figlio di una terra dove ancora si combatte una guerra. Cosa vorrebbe dire oggi all’Unione europea?
Vorrei rivolgere a tutti i responsabili dell’Unione, più che un appello, un grido nel nome del popolo ucraino: basta investire sulla morte. Investite sulla vita. Non investite sulle guerre ma sullo sviluppo umano. L’Ucraina è stanca di guerre. Se la guerra continua, è perché qualcuno investe una grande quantità di soldi. Ha ragione papa Francesco quando dice che il mercato delle armi è macchiato di sangue e coloro che firmano accordi militari e commerciali sulla vendita e l’acquisto di armi, lo fanno con le mani piene di sangue. Perciò il mio grido è: investite nella vita, non nella guerra. Basta armi. Se dite che l’Europa è un progetto di pace, dovete capire che la guerra in Ucraina non è una guerra ucraina ma guerra europea e che tutto il continente europeo sta vivendo questa emorragia. Se davvero siamo tutti consapevoli che la pace in Europa è fortemente legata alla pace in Ucraina, e siamo veramente uniti, se questa coscienza si risveglierà, sono sicuro che la guerra in Ucraina finirà.

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