“Semplicemente vivere”, questa sera presso la SS. Annunziata la veglia di preghiera con la fraternità di Romena e Don Luigi Verdi

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si terrà oggi, mercoledì 18 ottobre alle ore 21.00, presso la Chiesa SS. Annunziata di Porto d’Ascoli una serata di incontro, di riflessione, di preghiera con Don Luigi Verdi della Comunità Romena.

Sarà una serata di silenzio e di musica, di parole e di gesti. Il tema degli incontri sarà “Semplicemente Vivere”
Si chiama veglia, forse perché vuol favorire un risveglio, risvegliare la voglia di stare insieme, di essere parte, risvegliare il bisogno di ritrovare il proprio centro nel silenzio e abbracciare gli altri nella loro diversità. Per far questo la veglia di Romena si propone abbracciando tante forme espressive: le riflessioni di don Luigi Verdi si alternano alla musica, ai canti, alla lettura di poesie, alla visione di immagini e filmati.

La fraternità di Romena:
La fraternità ha il suo cuore nell’antica pieve romanica di Romena,  in Casentino, Toscana. In una valle intrisa di spiritualità, la valle di Camaldoli e la Verna, Romena si propone come un possibile crocevia per tanti viandanti del nostro tempo.
Così come per i pellegrini del Medio Evo, in marcia verso Roma, la pieve rappresentava un punto di riposo dove fermarsi per una notte, rifocillarsi e ripartire, così oggi la Fraternità vuol offrire un luogo di sosta ai viandanti di ogni dove. Una sosta per ritrovarsi e riscoprire la bellezza della nostra unicità, una sosta per poi riprendere e proseguire il proprio personale cammino di crescita. “Oggi – spiega don Luigi Verdi, fondatore e responsabile della Fraternità – non abbiamo tanto bisogno né di teorie, né di ideologie, ma di silenzio, di una pausa, di un tempo per riallacciare i rapporti con la nostra autenticità. Ed è questo ciò che proviamo a offrire a Romena”.

Una porta aperta

Porta_aperta_145x145“Bisogna amare le porte” diceva l’Abbè Pierre. La Fraternità cerca di essere una porta aperta, aperta a ogni incontro, aperta alle differenze, uno spazio di libertà che consenta a ciascuno di esporsi, con le proprie fragilità, sentendo che anche le proprie fatiche, le proprie crisi possono trovare un luogo dove posarsi, senza giudizio. Cosiccome la pieve, così armonica e bella, fu edificata in tempore famis, in tempo di crisi, così la fraternità fonda se stessa sull’idea che la crisi può diventare opportunità.
Perché è quando si sperimenta quel terribile e fecondo passaggio in cui si è nudi con se stessi, che si può abbracciare il proprio limite e rialzarsi in piedi. La ferita può diventare così una feritoia, una finestra verso l’oltre, preziosa come l’oro.
Tratto da www.romena.it

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