Myanmar/Birmania: documento Ue, “situazione umanitaria grave

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Il Consiglio dei ministri Ue interviene sulla situazione in Myanmar/Birmania. In un documento adottato oggi si legge: “La situazione umanitaria e dei diritti umani nello Stato di Rakhine è estremamente grave. Giungono notizie molto preoccupanti di continui incendi dolosi e violenze nei confronti della popolazione, nonché di gravi violazioni dei diritti umani, fra cui uso indiscriminato di armi da fuoco, presenza di mine terrestri e casi di violenza sessuale e di genere. Questa situazione è inaccettabile e deve cessare immediatamente. Oltre 500mila persone, per la maggior parte Rohingya, hanno abbandonato le loro case per cercare rifugio in Bangladesh e sottrarsi alle violenze e alla paura. Uno sfollamento così massiccio e rapido di persone è un chiaro indice di un’azione deliberata per espellere una minoranza”. Pertanto, è “della massima importanza che i profughi possano fare ritorno in condizioni di sicurezza e dignità. Nello Stato di Rakhine l’accesso dell’assistenza umanitaria e dei media è fortemente limitato. Risulta quindi impossibile valutare con precisione le esigenze e darvi risposta”. L’Ue ha lanciato un appello a tutte le parti “affinché pongano immediatamente fine a tutte le violenze”. Esorta l’esercito del Myanmar/Birmania a cessare le operazioni militari, a garantire la protezione di tutti i civili, senza discriminazioni. Ribadisce inoltre l’invito al governo del Myanmar/Birmania a prendere tutte le misure necessarie per allentare le tensioni tra le comunità, concedere senza indugio accesso umanitario alle organizzazioni internazionali.
L’Ue nel frattempo ha intensificato l’assistenza umanitaria a favore dei rifugiati Rohingya in Bangladesh “ed è pronta a estendere le proprie attività a favore di tutte le persone in stato di necessità nello Stato di Rakhine, una volta che venga consentito l’accesso”. L’Ue e i suoi Stati membri “ribadiscono il forte impegno che emerge dalla strategia nei confronti del Myanmar (giugno 2016) a sostegno della transizione democratica del Paese, della pace, della riconciliazione nazionale e dello sviluppo socioeconomico”.

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