Vescovo Bresciani: “Non mancano spinte ad eliminare ogni segno cristiano da tutto ciò che è pubblico”

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Pubblichiamo l’omelia del Vescovo Carlo Bresciani pronunciato in occasione della festività di San Benedetto Martire

Celebriamo la solennità del patrono della nostra città, san Benedetto martire. La nostra città porta il suo nome, quasi ad identificarsi con il suo patrono: ciò indica una solida radicazione in colui che ha scelto come patrono.
Cosa può significare tutto questo per una città moderna che vuole considerasi laica, cioè non confessionale, in un contesto sempre più multiculturale multireligioso come è ormai anche la nostra san Benedetto?

Può dire ancora qualcosa questa radicazione, di fatto cristiana, nel nostro contesto culturale? Potrebbe sembrare strana questa domanda proprio mentre celebriamo la sua festa alla presenza delle autorità civili e militari, che saluto con deferenza e cordialità.
Oggi rischiamo sempre più di perdere il senso e il valore anche civile dell’importanza delle radici religiose della nostra città e della nostra cultura, cioè la loro capacità di ispirare la vita di una comunità. Non mancano spinte ad eliminare, in nome di una non confessionalità delle istituzioni civili o in nome del rispetto di altre religioni, ogni riferimento e ogni segno cristiano da tutto ciò che è pubblico. Dovremmo eliminare qualsiasi riferimento alle nostre radici e ai valori, alle feste e ai simboli cristiani, come per esempio è il crocifisso, simboli che hanno ispirato fin qui la nostra civiltà e la nostra cultura, in caso contrario saremmo intolleranti e non rispettosi verso altri orientamenti e altre religioni. Questa strada è perlomeno poco convincente e segno di una debolezza non solo dal punto di vista religioso, ma anche, e soprattutto, dal punto di vista culturale e sociale. Dubito fortemente che questa sia la strada della democrazia, della libertà e del rispetto che si deve ad ognuno.
San Benedetto è un soldato martire, non per il rifiuto di contribuire alla costruzione della società civile cui apparteneva (non si era rifiutato di fare il soldato); martire perché fortemente consapevole che la società si fonda su un corretto senso ed uso della libertà della persona. Il suo rifiuto di fare dell’imperatore del momento un idolo a cui si deve sacrificare tutto, rifiuto che gli è costato la vita e sapeva bene che questo sarebbe capitato, non si fondava sul rifiuto dell’autorità e del riconoscimento del suo importante ruolo per l’ordinata vita civile della società. Non proveniva neppure da una volontà di imporre a qualcuno il suo credo religioso. Caso mai era l’imperatore che chiedeva per sé, e imponeva, un culto assoluto rivendicando il diritto di vita e di morte sui suoi sudditi, cosa che spetta solo a Dio.
L’imperatore rivendicava per sé un culto come si deve solo a Dio.
Sappiamo molto bene, e ne abbiamo avuto dolorosissime esperienze nel secolo scorso, che purtroppo non mancano neppure in tempi molto vicini a noi, che, quando questo capita in una società, nulla di buono ci si può aspettare. Riconoscere e affermare che Dio è al di sopra di ogni autorità umana; che, per per quanto essa sia legittima, deve pur sempre rispondere a Dio del suo operato, è il fondamento della stessa libertà e del retto ordine di ogni società che non può fondarsi sul potere assoluto di nessuno. Può sembrare un’affermazione troppo forte, ma per convincersi della sua verità basta richiamare il fatto che nessuna autorità umana, per il fatto stesso di rivestire questo ruolo, è il fondamento ultimo della giustizia e della verità. Non è lei che può decidere arbitrariamente del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, del vero e del falso, della vita e della morte dei cittadini. Quando agisce in questo modo si assume una terribile responsabilità: ponendosi al posto di Dio introduce nella società le più gravi ingiustizie e le più assurde discriminazioni.
Il martire cristiano è un campione nella difesa della libertà proprio perché riconosce la supremazia di Dio e, proprio per questo anche del giusto ordinamento della società che mette al suo centro il bene, il giusto e il vero e non il suo opposto: il potere, l’arbitrio e la menzogna. Può forse la società civile reggersi pacificamente su altri valori?
Per questo il martire cristiano è un modello per chiunque sia chiamato a reggere le sorti di qualsiasi comunità, civile o religiosa che sia. Non l’interesse proprio egli mette al centro della propria vita: serve soltanto il Dio della giustizia, della bontà e della verità e rifiuta ogni costrizione a fare diversamente. Bene, giusto e vero sono valori eterni: mettersi al loro disinteressato servizio, come fa ogni vero cristiano (e il martire cristiano è tale), è servire non solo Dio, ma anche simultaneamente la promozione umana di ogni persona e di ogni società.
Se guardiamo al nostro martire san Benedetto sotto questa luce, comprendiamo quanto sia attuale il modello di vita che egli ci presenta, non solo per il suo amore incondizionato a Dio, ma per quanto la fede in questo Dio, vissuta coerentemente, possa fare da fondamento alla costruzione di una società umana nella giustizia, nella pace e nella solidarietà. Anche oggi egli può continuare ad essere di ispirazione per chiunque abbia un qualche ruolo di autorità, civile o religiosa. Egli è un disubbidiente ad ogni ingiusta costrizione, non prende a modello quello che ‘fan tutti’ rinunciando per comodità alla propria coscienza, non si lascia corrompere da lusinghe di guadagno o interesse personale, accetta il prezzo che per questo deve pagare, senza odiare nessuno.
Proprio per questo il martire cristiano è una figura del Cristo, di colui che era pienamente Dio, ma anche pienamente uomo, un vero Uomo, con la U maiuscola, che non si piegò alle ingiustizie umane anche a costo della morte.
Città di san Benedetto, sii sempre degna del tuo patrono, imitalo in quei valori che hanno ispirato la sua vita, sappi usare bene della libertà che Dio ti ha donato e custodiscila con coraggio. Le tue radici storiche affondano nel sangue del martire Benedetto che i tuoi avi hanno preso a modello e da lì hai tratto quel vigore che ti ha fatto percorrere i secoli: difendi queste radici, ma nello stesso tempo sii degna di esse senza mai tradirle! Sii città accogliente e non lasciarti sedurre dall’illusione di chiusure ingiustificate nei confronti di chi bussa alle tue porte. Ama la giustizia, il bene e la verità e rifuggi da ogni violenza fisica o verbale, da ogni strumentale contesa e inutile chiacchiericcio. Ricordati che il tuo futuro dipende da questi valori più che dalla ricchezza, dal potere o dal facile consenso emotivo.
Se cammini su questa strada troverai al tuo fianco non solo il martire san Benedetto, tuo patrono, ma Dio stesso ed Egli, come ha fatto con il popolo di Israele, ti condurrà dentro quella terra promessa che i tuoi padri hanno pregustato quando hanno scelto a tuo patrono un martire della libertà.
Carissimi fedeli, aiutiamoci a camminare insieme su questa strada. E che san Benedetto dal cielo continui a dare alla nostra città la sua generosa protezione.

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