Papa Francesco: Senza amore gratuito la vita cristiana diventa sterile

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Di Fabio Zavattaro

Ci sono due immagini che fanno da sfondo al brano del Vangelo di questa domenica. Gesù si trova nel tempio di Gerusalemme. Sono gli ultimi giorni della sua vita terrena e si avvicina l’ora della passione. Ancora una volta, la terza, con una parabola si rivolge ai capi dei sacerdoti e ai farisei che lo stanno ascoltando, ma, soprattutto, che stanno tramando contro di lui per poterlo catturare. Matteo ci narra la parabola del re che prepara il banchetto per le nozze del figlio, e manda i servi a invitare le persone. La prima immagine è proprio il re che nonostante i primi rifiuti degli invitati – “non volevano venire”, “non se ne curarono” – manda nuovamente i suoi servi, i quali vennero maltrattati, insultati e uccisi. Per due volte, di fronte ai “no”, il re non viene meno alla sua generosità e manda, per la terza volta, i suoi servi a invitare altre persone, quanti trovano ai crocicchi delle strade, cioè la dove l’uomo vive e lavora quotidianamente. La seconda immagine è quella dell’invitato che non indossa l’abito nuziale e che per questo viene allontanato dalla festa.
Cosa ci dicono queste due immagini? Da un lato c’è un re che non si ferma davanti al primo, né al secondo rifiuto, ma continua ad invitare le persone al banchetto: siamo di fronte a quella libertà che il Signore ha dato ad ognuno di scegliere, di accettare o meno il suo invito a prendere parte alla vera festa, cioè al Regno di Dio. Al re interessa solamente che la festa riesca e che ci sia una numerosa partecipazione, che non resti nessun posto vuoto. Il nostro rapporto con Dio, commenta Papa Francesco nell’omelia per la messa di canonizzazione, in piazza San Pietro, “non può essere solo quello dei sudditi devoti col re, dei servi fedeli col padrone o degli scolari diligenti col maestro, ma è anzitutto quello della sposa amata con lo sposo. In altre parole, il Signore ci desidera, ci cerca e ci invita, e non si accontenta che noi adempiamo i buoni doveri e osserviamo le sue leggi, ma vuole con noi una vera e propria comunione di vita, un rapporto fatto di dialogo, fiducia e perdono”. La vita cristiana, afferma il Papa, è “una storia d’amore con Dio, dove il Signore prende gratuitamente l’iniziativa e dove nessuno di noi può vantare l’esclusiva dell’invito: nessuno è privilegiato rispetto agli altri, ma ciascuno è privilegiato davanti a Dio”.
Privilegiati sono anche i popoli della regione Panamazzonica, gli indigeni, una porzione del popolo di Dio, afferma all’Angelus Francesco, “spesso dimenticati e senza una prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica”. Per questo nell’ottobre del 2019 ci sarà a Roma un Sinodo dei vescovi.
Senza l’amore gratuito “la vita cristiana diventa sterile, diventa un corpo senz’anima, una morale impossibile, un insieme di princìpi e leggi da far quadrare senza un perché”.
L’altra immagine, l’invitato che non indossa l’abito della festa. C’è un pericolo, dice il Papa: non solo può essere rifiutato l’invito, ma c’è anche la possibilità di entrare senza la giusta veste, cioè senza quella coerenza tra fede e opere, tra ascolto della parola e condotta pratica di vita. È il rischio di “una vita cristiana di routine, dove ci si accontenta della ‘normalità’, senza slancio, senza entusiasmo, e con la memoria corta”. Per restare alle parole della parabola, molti hanno rifiutato perché non se ne curarono, cioè, commenta Papa Francesco, “erano distolti dai loro interessi, preferivano avere qualcosa piuttosto che mettersi in gioco, come l’amore richiede”. Hanno preferito il proprio: le sicurezze, l’auto-affermazione, le comodità… Allora ci si sdraia sulle poltrone dei guadagni, dei piaceri, di qualche hobby che fa stare un po’ allegri, ma così si invecchia presto e male, perché si invecchia dentro: quando il cuore non si dilata, si chiude”. Mentre il Signore di fronte ai continui rifiuti, “non rimanda la festa”, ma continua a invitare. Di fronte alle ingiustizie subite, Dio “risponde con un amore più grande. Noi, quando siamo feriti da torti e rifiuti, spesso coviamo insoddisfazione e rancore. Dio, mentre soffre per i nostri ‘no’, continua invece a rilanciare, va avanti a preparare il bene anche per chi fa il male”.

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