La famiglia vincenziana stringe un’alleanza per i senza fissa dimora

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Filippo Passantino

Aiutare chi vive per strada a ritrovare una casa, sostenere i rifugiati nella ricerca di un lavoro. Un accompagnamento che porti i migranti a lasciare i centri di accoglienza per vivere autonomi in vere e proprie abitazioni. Le iniziative sono già definite e approvate, il via scatterà dopo che il “progetto dell’Alleanza della famiglia vincenziana per i senza fissa dimora”. “Le iniziative che realizzeremo rappresentano il nostro impegno concreto a ‘sporcarci le mani’ per i poveri”, spiega padre Giuseppe Carulli, superiore della Curia generalizia della Congregazione della Missione.

I destinatari dell’Alleanza. Una categoria ampia, quella dei senza fissa dimora, che comprende non solo chi vive per strada ma anche i profughi e chi trova rifugio nelle baraccopoli e nelle favelas. Iniziative per il loro sostegno saranno realizzate in tutto il mondo, in particolare nei 150 Paesi di cinque continenti, dove operano oltre 2 milioni di persone che fanno capo al carisma di san Vincenzo, più di 80 realtà tra religiosi e laici, che “stabiliscono un’alleanza a livello mondiale per aiutare i poveri”.

I progetti in Italia. Per quanto riguarda l’Italia, sono 20 i progetti selezionati. A Roma, in particolare, un terreno di due ettari, che si trova all’interno della curia generalizia, sarà messo a disposizione di dieci profughi, che attualmente vivono in un centro di accoglienza e hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiati. Potranno così imparare a lavorare la terra e coltivare la salvia, una specie di pianta piuttosto rara nella Capitale e nel sud-Italia. “L’obiettivo è quello di aiutarli a creare una cooperativa e continuare a lavorare in collaborazione con la famiglia vincenziana per coltivare un prodotto di nicchia, che in città si trova raramente ma è molto ricercata sul mercato – spiega padre Carulli -. Speriamo in questo modo che i rifugiati guadagnino uno stipendio che li faccia vivere dignitosamente”.

Per realizzare i progetti approvati è stata già avviata una raccolta fondi, ma in questo caso i soldi necessari saranno anticipati dalla famiglia vincenziana. L’inizio, infatti, è previsto per il prossimo mese di novembre. I rifugiati saranno selezionati tra quelli che alloggiano nei centri Sprar di Roma da una cooperativa, che fa parte della rete di collaborazioni stretta dai Vincenziani anche con un’associazione ambientalista, che si occupa di coltivazione biologica e che mette a disposizione diversi agronomi che contribuiscano alla realizzazione dell’“orto di san Vincenzo”.

Per i primi sei mesi le persone coinvolte continueranno ad abitare nei centri di accoglienza. Il passo successivo sarà aiutarli a trovare una casa dove possano vivere insieme, anche perché “lavorando non potrebbero più stare nelle strutture Sprar”, puntualizza padre Carulli.

Riflettori accesi sul Meridione. Tra gli altri progetti approvati, uno riguarda il Sud e, in particolare, la Sicilia. A Catania, la Locanda del Samaritano è una struttura impegnata nell’accoglienza dei senza fissa dimora. “Non è più solo un luogo che offre ai poveri un pasto o un letto, ma vivono lì come in una famiglia, organizzandosi insieme per gestire tutte le necessità del centro”. Grazie al progetto dell’Alleanza sarà possibile aiutarli a compiere un passo avanti, cioè lasciare la locanda per andare a vivere in appartamenti. “Saranno aiutati a trovare un lavoro e a trasferirsi”, puntualizza il superiore della Curia generalizia.

Un percorso dietro alle iniziative. I progetti sono stati approvati da un coordinamento composto dai vari referenti di dieci rami diversi della famiglia vincenziana.  Prima della realizzazione vera e propria, sarà svolta una campagna di sensibilizzazione in tutto il mondo, partendo dalle realtà locali ma anche attraverso il web, sulle difficoltà vissute dai senza fissa dimora. La loro “è una povertà sempre più diffusa oggi nel mondo. Una recente indagine dell’Onu sostiene che un miliardo e 200 milioni di persone su sette miliardi vive questa condizione”. Da qui, il via alle collaborazioni interne ed esterne alla congregazione per aiutarli a cambiare la loro vita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *