La rassegnazione non è cristiana

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M. M. Nicolais

La parola rassegnazione non fa parte del vocabolario del cristiano, chiamato a scrivere opere di bene nella pagina bianca che si apre ogni mattino. Non c’è spazio per il pessimismo, perché la storia non è un treno fuori controllo. Papa Francesco, durante l’udienza di oggi, ha usato queste immagini per descrivere la speranza come “attesa vigilante”, uno dei fili conduttori del Nuovo Testamento. Non c’è appuntamento più certo, per il cristiano, del ritorno di Cristo, che il Papa – davanti ai 20mila fedeli presenti in piazza, tra cui alcuni giovani cinesi – ha descritto come un abbraccio con Gesù misericordioso. Al termine dell’udienza, un doppio appello: a recitare il Rosario per la pace, nella festa della Madonna di Fatima, e ad operare per la salvaguardia del creato, scongiurando così i disastri naturali.

“Questo mondo esige la nostra responsabilità, e noi ce la assumiamo tutta e con amore. Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano comincia a scrivere con le opere di bene”.

Nulla è più certo, per il cristiano, dell’appuntamento con Gesù, quando lui vorrà. “Sarà un abbraccio, una grande gioia, questo incontro. Noi dobbiamo vivere in attesa di questo incontro”, le parole scelte a braccio per descriverlo al popolo della piazza, al quale Francesco fornisce una vera e propria identikit del cristiano, che non è fatto per la noia, semmai per la pazienza:

“Se rimaniamo uniti a Gesù, il freddo dei momenti difficili non ci paralizza: e se anche il mondo intero predicasse contro la speranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo”.

Tutto verrà salvato, la certezza che ci aiuta a scacciare la tentazione di pensare che questa vita sia sbagliata.

“Gesù è come una casa, e noi ci siamo dentro, e dalle finestre di questa casa noi guardiamo il mondo”. Dopo aver conosciuto Gesù, non possiamo far altro che scrutare la storia con fiducia e speranza: il cristiano non si rinchiude in se stesso, non rimpiange con malinconia un passato dorato, ma guarda sempre avanti, perché Dio non smentisce se stesso, non delude mai, ha un progetto di salvezza ben preciso per ciascuno di noi.

“Non ci abbandoniamo al fluire degli eventi con pessimismo, come se la storia fosse un treno di cui si è perso il controllo”, il monito: “La rassegnazione non è una virtù cristiana. Come non è da cristiani alzare le spalle o piegare la testa davanti a un destino che ci sembra ineluttabile. Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri”.

Chi non lo fa, non è un costruttore di pace: è un pigro, è un comodo. Perché il cristiano rischia, ha il coraggio di rischiare. “Vieni, Signore Gesù!”, è il ritornello di ogni esistenza cristiana: “Nel nostro mondo non abbiamo bisogno di altro se non di una carezza del Cristo”.

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