Romania: dove i ragazzi usciti dalla droga aiutano disabili e senza fissa dimora

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Federico Pedrana

Il mese di ottobre è tradizionalmente dedicato ai missionari. Uomini e donne che, seguendo vari carismi, hanno “lasciato tutto” per andare nelle periferie del mondo ad aiutare i più poveri, i più soli, i più fragili. In queste settimane il Sir racconterà la loro vita quotidiana fatta di difficoltà, gioie, esperienze, spiritualità, attraverso le voci dei protagonisti raccolte dai settimanali diocesani di tutta Italia. Uno sguardo che dai territori si alza oltreconfine e ritorna qui, a incontrare tutti i nostri lettori.

È iniziato l’ottobre missionario e noi della comunità papa Giovanni XXIII, quest’anno lo viviamo qui a Bucarest, dove ormai il vento autunnale ci dice che ci dobbiamo preparare al grande freddo.

La nostra casa ha il dono di avere 8 ragazzi che stanno finendo o hanno finito il percorso terapeutico nelle comunità italiane e ora, qui, mettono a disposizione parte della loro vita per chi è nel bisogno.

Lo scorso 4 settembre papa Francesco ha incontrato a Roma i membri della Comunità Shalom e ha rivolto loro delle parole molto belle. Ne riporto alcune: “Per molto tempo sei passato attraverso il tunnel della droga, ed è uno degli strumenti che ha la cultura nella quale viviamo per dominarci, ed è, d’altro canto, come una necessità che noi abbiamo per farci sottili, invisibili a noi stessi, come se fossimo d’aria. La droga […] ti toglie le radici e ti fa vivere in un mondo senza radici, sradicato da tutto. Sradicato dai progetti, sradicato dal presente, sradicato dal tuo passato, dalla tua storia, sradicato dalla tua patria, dalla tua famiglia, dal tuo amore, da tutto […] Giovani totalmente sradicati senza impegni reali, e cioè senza veri impegni di carne perché nella droga non senti neanche il tuo corpo. E dopo aver passato quell’esperienza nell’invisibilità e dopo averne preso coscienza, ti sei reso conto di tutti i radicamenti che ci sono nel cuore. Io domando a ognuno di voi: siete coscienti dei veri radicamenti che avete nel cuore, siete coscienti delle vostre radici, siete coscienti dei vostri amori, siete coscienti dei vostri progetti, siete coscienti della capacità creativa che avete, siete coscienti di essere poeti in questo universo per creare cose nuove e belle?”.

E don Oreste Benzi (fondatore della Comunità papa Giovanni XXIII) ci aggiunge nel commento quotidiano alla Parola di Dio: “Nella Chiesa, nelle comunità, mentre i cristiani si addormentano e tradiscono la loro vocazione, ex carcerati, ex tossicodipendenti vengono scelti da Dio per aprire case famiglie, centri di fede” (Pane quotidiano, 20-9-2017).

Ancora papa Francesco nel messaggio per la Giornata missionaria mondiale del 2017 ci dice: “La missione della Chiesa è animata da una spiritualità di continuo esodo. Si tratta di ‘uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo’”.

I giovani sono la speranza della missione. La persona di Gesù e la Buona Notizia da Lui proclamata continuano ad affascinare molti giovani. Essi cercano percorsi in cui realizzare il coraggio e gli slanci del cuore a servizio dell’umanità. “Sono molti i giovani che offrono il loro aiuto solidale di fronte ai mali del mondo e intraprendono varie forme di militanza e di volontariato […]. Che bello che i giovani siano ‘viandanti della fede’, felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!”.

Tutte queste parole qui le sperimentiamo, giorno dopo giorno, passo dopo passo. È bello e commovente stare con questi ragazzi e vedere che, nonostante le fatiche quotidiane, con grande coraggio riescono ad animare le periferie di Bucarest, sanno porgere un bicchiere di the e alcuni biscotti ad un senza fissa dimora. Stupisce vederli prendersi cura di un bambino disabile abbandonato dalla famiglia oppure accostarsi ad alcuni zingarelli e farli divertire con un nulla… Fino a due anni fa, questi giovani erano dall’altra parte: tossici e alcolizzati, ora servono Dio e il prossimo in una missione continua.

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