A tu per tu con Padre Valeri: “La Chiesa di San Giuseppe riaprirà probabilmente a novembre”

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Di Domenico Luciani

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Abbiamo intervistato Padre Valerio Valeri, parroco della Chiesa di San Giuseppe in San Benedetto del Tronto.

Padre Valeri, la chiusura della chiesa di S. Giuseppe è una situazione sofferta, quali sono gli interventi necessari per riottenerne l’agibilità?
Sono necessari interventi per assicurare una maggiore stabilità del fabbricato, tra cui la posa in opera di tre tiranti: uno che vada ad ancorare “l’arco trionfale” e altri due tiranti ad ancorare la parete lato sud (dove è esposto il simulacro di S. Giuseppe). Altri lavori necessari sono di ricucitura per alcune lesioni, in particolare sulla parete interna lato ovest dove c’è l’ingresso della sacrestia.
Verranno inoltre messi in atto ulteriori interventi utili al fine di migliorare lo stato di conservazione della struttura e rafforzarne la stabilità, operando su delle fessurazioni varie sempre con la tecnica della ricucitura.

C’è una richiesta da parte della parrocchia per attingere ai fondi stanziati per gli edifici religiosi lesionati dal sisma?
La diocesi è l’ente attuatore e l’interlocutore tra le parrocchie che hanno bisogno di questi interventi e gli enti preposti dallo stato. Per i vari uffici come, ad esempio l’ufficio terremoti, a volte capita che ci sia variazione delle competenze e che quindi si riscontrino i problemi che ne conseguono, oltre all’incombenza di relazioni (es. perizia geologica) e progetti vari. Nella diocesi c’è una piccola commissione istituita dal vescovo di cui fanno parte due ingegneri, uno che si occupa della nostra zona mentre l’altro per la zona dell’interno ed hanno i contatti con i vari uffici.
Sarà la diocesi a ricevere gli eventuali fondi da destinare poi alle parrocchie per la ristrutturazione.

Questi fondi copriranno interamente il costo da sostenere per i lavori?
I fondi copriranno l’intervento, considerando anche che il nostro è uno dei più economici.
Sono lavori che dovrebbero richiedere, probabilmente, al massimo una settimana.

Quali sono state le ripercussioni sul piano delle attività pastorali?
È stata una grande perdita in particolar modo per i turisti, essendo la chiesa centrale di San Benedetto.
Oltre alle attività per cui si presta bene sempre per via della posizione sul corso principale della città, come ad esempio l’evangelizzazione di strada organizzata dai Frati Minori Conventuali, le attività organizzate dal gruppo del Rinnovamento nello Spirito.
Altro problema che tocca direttamente la parrocchia è stato la celebrazione dei matrimoni che abbiamo dovuto celebrare, quasi tutti, nella parrocchia di San Benedetto Martire.
Da ultimo il problema economico in quanto alla parrocchia sono venute a mancare le consuete e normali entrate.

Qual è il sentimento che prevale nelle persone che incontra, magari i più anziani che sono legati fin dall’infanzia a questa chiesa e che la trovano ancora chiusa?
Le persone spesso mi fermano, anziani e meno anziani, per chiedere notizie, “lamentarsi e protestare”. Chiaramente S. Giuseppe è una chiesa a cui tante persone fanno riferimento per tradizione, oltre al fatto che gli anziani che abitano nella zona sono più facilitati ad arrivarci.

Quando pensa di potervi tornare a celebrare?
Con la procedura burocratica dovremmo essere a buon punto, novembre potrebbe essere una data plausibile.
Non è una certezza, diciamo una buona probabilità. È sicuramente bello celebrare a San Giuseppe anche per le persone che si raccolgono meglio in quanto c’è una maggiore attenzione alla preghiera come accade sempre in questo tipo di piccoli ambienti.

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