Papa Francesco: “Le parole più dure di Gesù sono per chi da scandalo ai piccoli”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

M. Chiara Biagioni

“Le parole più dure di Gesù sono proprio per chi dà scandalo ai piccoli”. “Conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. Papa Francesco non usa giri di parole per denunciare ogni forma di violenza, abuso e sfruttamento dei minori. Non è la prima volta che lo fa. La sua condanna oggi si rivolge a quanti usurpano la innocenza dei bambini nel mare oscuro della Rete ed è contenuta in un lungo e articolato discorso che ha rivolto ai partecipanti al primo congresso globale su “La dignità del minore nel mondo digitale”.

Una iniziativa promossa dal “Centre for Child protection” della Pontificia Università Gregoriana che ha riunito a Roma, per quattro giorni, 150 persone tra cui i massimi esperti del settore informatico al mondo, rappresentanti di governo e Ong, dirigenti delle più grandi compagnie di social network (Facebook, Microsoft, Google) e leader religiosi. Oltre 30 interventi in plenaria e lavori di gruppi per confrontarsi da diverse prospettive sulle ombre di male che si celano nel web e disseminano vittime soprattutto tra i minori, che sono oggi nel mondo i maggiori utilizzatori della Rete.

I dati sono allarmanti. Nel 2016, l’Interpol ha registrato che ci sono 5 bambini vittime di abuso sessuale online al giorno e nello stesso anno. La Internet Watch Foundation ha individuato 57.335 url contenenti immagini di abuso sessuale su minori. E secondo uno degli ultimi report di Telefono Azzurro, il 60% del materiale pedopornografico online è attualmente ospitato in Europa, con un aumento del 19% rispetto all’anno precedente. L’abuso nel web prende forme e modalità diverse: si va dalla diffusione di immagini pornografiche sempre più estreme al crescente fenomeno del sexting fra i giovani e al cyberbullismo per arrivare ai crimini più gravi, come il traffico delle persone, la prostituzione, perfino la visione in diretta di stupri e violenze su minori commessi in altre parti del mondo.

La realtà del “dark web” è grave ma è poco indagata, spesso addirittura sconosciuta. Nel prendere la parola, il Papa mette in guardia i partecipanti al congresso da tre possibili “errori di prospettiva”: sottovalutare il danno che viene fatto ai minori da fenomeni come, per esempio, la pornografia che viaggia sul web; pensare che le soluzioni tecniche automatiche, come i filtri costruiti in base ad algoritmi sempre più raffinati, siano sufficienti per bloccare la diffusione delle immagini abusive e dannose; e infine quello di considerare la rete come “regno della libertà senza limiti”.

“Qui non si tratta di esercizio di libertà, ma di crimini, contro cui bisogna procedere con intelligenza e determinazione, allargando la collaborazione dei governi e delle forze dell’ordine a livello globale, come globale è diventata la rete”.

Insomma la parola d’ordine è non lasciarsi dominare dalla paura o dal senso di impotenza. “Siamo invece chiamati a mobilitarci insieme, sapendo che abbiamo bisogno gli uni degli altri per cercare e trovare le vie e gli atteggiamenti corretti per dare risposte efficaci”.

La Chiesa non è stata, non è e non sarà esente dal problema. Francesco riceve i partecipanti al congresso della Gregoriana nel giorno in cui dall’Australia giunge la notizia che il cardinale George Pell sarà chiamato a comparire davanti al Tribunale di Melbourne a marzo dove dovrà rispondere alla testimonianza di oltre 50 persone che lo accusano di abuso sessuale. “La Chiesa cattolica negli anni recenti – dice il Papa – è diventata sempre più consapevole di non aver provveduto a sufficienza al proprio interno alla protezione dei minori: sono venuti alla luce fatti gravissimi di cui abbiamo dovuto riconoscere le responsabilità di fronte a Dio, alle vittime e alla pubblica opinione”.

Ma è proprio per questo, che la Chiesa sente oggi il dovere di impegnarsi per proteggere al suo interno e in tutta la società i minori e la loro dignità. E questo impegno è segno di un processo di “conversione e purificazione” che la Chiesa ha deciso di intraprendere per avere di nuovo e “sempre – come dice oggi il Papa –

il diritto, il coraggio e la gioia di guardare negli occhi i bambini del mondo”.

È tempo di prendere atto delle sfide e di agire. A papa Francesco i partecipanti al Congresso hanno consegnato la “Dichiarazione di Roma”, un carta di impegno in 12 punti per porre fine ai milioni di minori abusati e sfruttati, “nei modi più tragici e indescrivibili, e in misura senza precedenti”. La dichiarazione si rivolge ai governi, alle autorità religiose, ai parlamentari di tutto il mondo, ai leader delle compagnie tecnologiche, ai leader religiosi. Fa appello a tutti, perché “tutti si ergano a difesa della dignità dei minori”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *