Papa Francesco: al XVI Congresso internazionale di Diritto canonico, “strumento privilegiato per favorire la recezione del Concilio Vaticano II”

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“Collegialità, sinodalità nel governo della Chiesa, valorizzazione della Chiesa particolare, responsabilità di tutti i christifideles nella missione della Chiesa, ecumenismo, misericordia e prossimità come principio pastorale primario, libertà religiosa personale, collettiva e istituzionale, laicità aperta e positiva, sana collaborazione fra la comunità ecclesiale e quella civile nelle sue diverse espressioni: sono alcuni tra i grandi temi in cui il diritto canonico può svolgere anche una funzione educativa, facilitando nel popolo cristiano la crescita di un sentire e di una cultura rispondenti agli insegnamenti conciliari”. Lo afferma Papa Francesco nel messaggio in occasione del XVI Congresso internazionale di Diritto canonico, organizzato dalla Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo con tutte le Facoltà romane di Diritto canonico, dal titolo “Diritto Canonico e culture giuridiche nel centenario del Codex Iuris Canonici del 1917”.

Il messaggio è stato portato al congresso dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Ricordando quanto scrisse san Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica ‘Sacrae disciplinae leges’ con cui è stato promulgato il nuovo Codice per la Chiesa latina – rappresenta il “grande sforzo di tradurre in linguaggio canonistico […] l’ecclesiologia conciliare” – Francesco rileva che “l’affermazione esprime il capovolgimento che, dopo il Concilio Vaticano II, ha segnato il passaggio da un’ecclesiologia modellata sul diritto canonico a un diritto canonico conformato all’ecclesiologia”. “Ma la stessa affermazione – aggiunge – indica anche l’esigenza che il diritto canonico sia sempre conforme all’ecclesiologia conciliare e si faccia strumento docile ed efficace di traduzione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II nella vita quotidiana del popolo di Dio”. “Come ogni Concilio, anche il Vaticano II è destinato ad esercitare in tutta la Chiesa un’influenza lunga nel tempo”, osserva il Papa, sottolineando che “il diritto canonico può essere uno strumento privilegiato per favorirne la recezione nel corso del tempo e nel susseguirsi delle generazioni”.

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