Madonna del Suffragio, Don Roberto Melone: “Mi sono sentito accolto e amato dalla comunità”

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Pubblichiamo la lettera di saluto di Don Roberto Melone alla comunità della parrocchia Madonna del Suffragio

È difficile concentrare in poche righe quello che si vorrebbe dire in questo momento. Emozioni, pensieri , riflessioni, ricordi… si affollano alla mente e nel cuore e non riescono a tradursi in parole. Un senso di affaticamento stringe la gola ed asciuga il palato. Apro la finestra della cella monastica nell’eremo di Fonte Avellana e un’invasione di colore pervade la stanza: calore, colore, frescura, beatitudine, leggerezza, serenità, profumo di montagna… ed è immagine per il mio cuore: apro la mia vita e il mio spirito al Mistero di Te, o Signore, alla tua potenza e alla tua magnificenza!
“O Signore nostro Dio, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra” (salmo 8) Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cosa sono io uomo, perché di me ti ricordi, discepolo e ministro perché te ne curi? Davvero di gioia e di onore mi hai coronato!! Sì, è consapevolezza piena e totale!

E allora s’innalza il mio canto:
“Siamo eterno, siamo passi, siamo storie. Siamo figli della nostra verità. Ed è vero che c’è Dio e non ci abbandona. Che sia fatta adesso la sua volontà. In questo traffico di sguardi senza meta. In quei sorrisi spenti per la strada. Quante volte condanniamo questa vita illudendoci di averla già capita. Non basta, non basta. Che sia benedetta per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta. Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta. E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta”.
Sono queste parole della Mannoia, che abbiamo imparato a riconoscere: a cantare e a far nostre, che possono aiutarci a cantare l’inno di grazie per questi dodici anni insieme, per far sì che tutto sia beatitudine, tutto sia gaudio, tutto – detto con lo stile di Francesco – sia perfetta letizia! E anche le espressioni di una canzone apparentemente laica, ci aprono al rendimento di grazie.
“Ti benediciamo, o Padre, fonte della vita, per il Figlio nello Spirito Santo”.
Non ho la pretesa di ripercorrere, storicamente, passo dopo passo, tutti gli anni condivisi. Ma permettetemi di guardarli nel loro insieme e di tracciare alcuni aspetti fondamentali, che diventano consegna per il futuro.
Sono arrivato in punta di piedi, come vice parroco, per aiutare e sostenere Don Piero, malato e provato. Mi sono sentito accolto e amato come un figlio: sia da lui, come padre, sia dalla comunità.
La sua morte improvvisa, mi ha portato a vivere il mio ministero fino in fondo, senza riserve e senza ma; senza sconti e senza rinnegamenti; talvolta con paura e tremore, ma infinitamente fiducioso nel Signore.
Insieme abbiamo innanzitutto imparato che la fede è un cammino, con i piedi per terra e con lo sguardo puntato in alto. Con i piedi per terra innanzitutto! Alla stregua di Cristo; profondamente umano, profondamente divino.
E con voi e grazie a voi ho mosso i primi passi decisivi nel mio ministero, percorrendo strade fondamentali; strade che hanno reso la mia persona e il mio ministero più maturo e più solido.
La strada della Liturgia: abbiamo imparato che l’Eucarestia è il culmine e la fonte della nostra vita; che ogni azione liturgica è fonte di vita, di bellezza e necessita di ogni vocazione: ministri, ministranti, educatori, coro, lettori, addetti alle pulizie e al decoro, comitato…tutti!!!
La strada della Parola, della catechesi e della formazione: il nostro essere discepoli non può prescindere dalle Scritture, dalla Parola, che è innanzitutto Lieta Notizia, annuncio di salvezza, vita. Gli itinerari biblici a Fonte Avellana, la lectio divina, i percorsi formativi con il Monastero delle Clarisse, la rinascita dell’Azione cattolica, apprendendo che l’entusiasmo di conoscere Gesù coinvolge proprio tutti: bambini, ragazzi, giovani, adulti ed over!
Un patrimonio di immenso valore, che deve essere ancora scoperto, custodito, valorizzato e profuso.
La strada della carità: riscoprendo il volto di Gesù dietro ogni persona aiutata, senza distinzione di sorte: penso allora alle raccolte viveri per il Perù come per i poveri della città e della parrocchia; gli aiuti per i terremotati de L’Aquila, dell’Emilia, di Accumoli, e gli alluvionati di Senigallia.
E permettetemi, di ricordare una via privilegiata, quella degli anziani e dei malati: quelli visitati nelle loro case cui si porta l’Eucarestia; la loro frequentazione è per un presbitero l’ancora più efficace per non dimenticare la Passione di Gesù.
Tirando le somme, abbiamo costruito una bella porzione di Chiesa, cercando, da parte mia, pur con tutti i miei limiti, di renderla umana, familiare, accogliente ed aperta: dove ognuno potesse sentirsi accolto così come avrebbe fatto Gesù.
L’essere del prete è quello di porsi come misteriosa attualizzazione del mistero dell’incarnazione. Il prete come “”Alter Christus”, totalmente di Cristo come Lui totalmente per gli altri e per Dio, un segno eloquente per il tempo attuale.
Spero, mi auguro, con la mia povera persona, di non aver tradito questa vocazione, di non aver perso questa scommessa esistenziale.
Scriveva Don Lorenzo Milani ai suoi ragazzi di Barbiana:
“Dicesi commerciante colui che accontenta i gusti dei suoi clienti; dicesi maestro colui che li contesta e li cambia”.
Per questo mi sono trovato talvolta a scegliere contro corrente, volendo essere libero da calcoli e profitti.
Per questo non ho scelto il consenso personale, ma ho cercato sempre di dire sì ad un’altra volontà, quella di Dio, per non piacere agli uomini, ma per entrare nella verità del mio essere e del mio ministero.
Cari fratelli, il tempo ora si fa breve. E la Chiesa, per mezzo del Successore degli Apostoli, il Vescovo Carlo, mi chiama a servire la comunità Gran Madre di Dio in Grottammare.
Ho giocato la mia unica vita su quella Parola che mai delude e sempre si realizza: “Seguimi” e “Prendi il largo e gettate le reti per la pesca”.
Alla stregua di Pietro, anch’io posso affermare: “Maestro abbiamo faticato tutta la notte ma non abbiamo preso nulla; ma nella tua Parola getterò le reti”.
È questa Parola che rende il mio spirito sereno, libero e totalmente confidente nel Signore! E come già detto al Vescovo: “Mi fido e mi affido!”
Faccio mie le parole dell’Apostolo Paolo come messaggio augurale e proposta di cammino per la comunità tutta:
Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. (Ef. 4, 1-7)
In forza di ciò, allora, abbiate sempre il coraggio della verità, e di metterci la faccia; senza essere superiore a nessuno, perché nessuno è superiore all’altro.
Se foste rimasti anche gli ultimi a credere nella verità non rifugiate per questo dalla compagnia degli uomini. Anche se viveste nel silenzio di un eremo, portate nel cuore le sofferenze di ogni creatura.
Siete cristiani e nella preghiera tutto riconsegnate a Dio.

Vivete, amate, sognate, credete e se sbagliate, rialzatevi.
E con la grazia di Dio, non disperate mai.
E con voi e per voi affermo: grazie Signore che mi hai fatto tuo prete!

A te la gloria, o Padre buono! Hai stabilito la tua chiesa sulla roccia, le hai posto come pietra angolare Gesù, tuo Figlio e Nostro Signore. Amen.

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