Lussemburgo, religione cattolica fuori dalla scuola

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Sarah Numico

Una seconda rivoluzione si sta compiendo nella Chiesa del Lussemburgo in queste settimane. Dopo la ristrutturazione parrocchiale entrata in vigore nel maggio scorso, che ha ridisegnato il territorio trasformando le oltre 280 parrocchie esistenti in 33 comunità, è il tempo della catechesi. A partire dall’anno scolastico appena iniziato saranno le parrocchie ad assumere il percorso della catechesi dei bambini, ruolo finora assegnato alla scuola pubblica.

Scuole, tradizione interrotta. Infatti fino al gennaio 2015, quando è stata firmata la nuova Convenzione voluta dal governo di Xavier Bettel, “avevamo una lunga tradizione di insegnamento della religione a scuola e i corsi di catechesi nelle parrocchie ruotavano essenzialmente attorno alla preparazione ai sacramenti, prima comunione e cresima. Alcune parrocchie avevano offerte di catechesi più elaborate, ma gli sforzi erano concentrati sui corsi di religione nella scuola pubblica: gli insegnanti di religione erano formati, nominati e incaricati con la missio canonica da parte dell’arcivescovo e assegnati alle diverse scuole”. Lo spiega al Sir Patrick de Rond, responsabile diocesano della catechesi che sta ora coordinando il passaggio alla nuova modalità.La Convenzione entrata in vigore a partire da quest’anno scolastico 2017/2018 ha eliminato dalle scuole la possibilità di seguire il corso di religione lasciando un unico “corso sui valori”incentrato sui temi della convivenza; saranno anche presentate le religioni “in modo paritario” ma “bisogna vedere come funzionerà”.

“La nostra sequela di Gesù”. Fatto sta che adesso le parrocchie devono “prendere in mano l’educazione cristiana attraverso un’offerta di catechesi”. A livello diocesano è stata elaborata una proposta di percorso, “Vivere la fede, crescere nella fede”, differenziata in tre fasce d’età, attorno alla figura di Gesù. Oltre agli incontri specifici per i bambini, sono previsti momenti condivisi durante l’anno di “catechesi per tutti”, perché “possiamo sempre approfondire la nostra fede e la nostra sequela di Gesù”, si legge nella presentazione del sussidio. Il materiale è stato predisposto dall’équipe di Daniel Laliberté, canadese, già direttore del Centro catechistico di Quebec e da tre anni professore al Centro Jean-XXIII, oggi Luxembourg School of Religion & Society. Ora tocca alle parrocchie.

Gli insegnanti, i volontari. Si tratta di “un grande cambiamento sul piano dell’organizzazione”, sia in relazione alla nuova strutturazione territoriale delle parrocchie, ma soprattutto per

la necessità di trovare persone che s’investano di questa responsabilità per assicurare i percorsi formativi.

Degli oltre duecento insegnanti di religione pagati dallo Stato, alcuni si sono riqualificati e sono rimasti nelle scuole; 40 invece, secondo quanto definito dalla Convenzione del 2015, sono stati assorbiti dalla diocesi, pur conservando lo stipendio statale. Sono loro che a partire dal 15 settembre sono entrati in funzione nelle parrocchie come coordinatori per la catechesi, ruolo per cui si erano preparati con una formazione negli ultimi due anni. È stato però necessario trovare volontari che collaborino e comunque la convenzione prevede che quando queste persone andranno in pensione, lo Stato non le rimpiazzerà. “Ciò significa che nei prossimi dieci/dodici anni molti di loro saranno in pensione e si dovrà far funzionare la catechesi in parrocchia solo su base volontaria”.

Il ruolo dei genitori. Resta poi l’incognita di “vedere nelle prossime settimane come evolveranno le iscrizioni: il corso di religione nel curriculum ordinario dei bambini non incideva sui genitori. La catechesi invece adesso è al di fuori dell’orario scolastico e dovrà confrontarsi con la concorrenza delle varie attività sportive e ricreative dei bambini. Le parrocchie dovranno navigare in quest’ambito per capire quando e dove organizzare gli incontri affinché bambini e ragazzi vi possano partecipare”.Comunque tutto è pronto: alle parrocchie sono stati offerti percorsi di informazione e formazione per integrare nei team pastorali questa nuova visione della catechesi.Tutte hanno preparato e pubblicato la loro proposta, “a volte ancora con qualche problema per garantirla nella completezza”, soprattutto per quelle “parrocchie che sono territorialmente molto estese ma hanno meno abitanti”. La sfida è tutta da affrontare.

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