Mazzolari, ieri come oggi “tromba dello Spirito”

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Bruno Bignami

Chi era presente a Bozzolo lo scorso 20 giugno in occasione della visita di Papa Francesco alla tomba di don Primo Mazzolari (1890-1959) ricorderà l’annuncio del vescovo di Cremona: mons. Antonio Napolioni aveva reso pubblico che lunedì 18 settembre avrebbe dato il via ufficiale alla fase diocesana del processo di beatificazione del parroco di Bozzolo.
Detto, fatto. Eccoci nella fatidica data con il giuramento del tribunale e con il desiderio della comunità diocesana di condividere un avvenimento speciale. L’inizio della causa non ha il tono della festa ma della preghiera e dell’invocazione. Non è neppure un evento puramente giuridico.È fatto ecclesiale. La Chiesa cremonese prega il Signore affinché la illumini nel riconoscere i segni della sua presenza nella vita dei santi.I prossimi mesi saranno dedicati all’ascolto dei testimoni che hanno avuto modo di conoscere, incontrare e ricevere grazie dal servo di Dio Primo Mazzolari. È il tempo della memoria!
Una causa di beatificazione non è una battaglia per la vittoria: è un percorso di riconoscimento del valore della testimonianza evangelica di una persona. Per questo la fase che si sta vivendo non richiede casacche pro o contro, ma la preghiera. Infatti, l’intercessione di chi, come don Primo,

ha annunciato il vangelo e l’ha vissuto con coraggio

anche a costo di incomprensioni, può aiutare a non essere credenti superficiali o indifferenti alla storia dell’umanità. La diocesi di Cremona gode del privilegio di aver avuto un parroco come don Mazzolari, innamorato della Parola di Cristo. Se si dovesse comprendere questo dono, si farebbe a gara per volare alto e gioire del vangelo della misericordia che don Primo ha proclamato dal pulpito e condiviso per le strade di questa terra. Ieri e oggi, “tromba dello Spirito”, secondo la definizione di Mazzolari da parte di Papa Giovanni XXIII.

Don Primo Mazzolari (Foto Archivio Fondazione Mazzolari)

Il cammino verso la beatificazione parte da lontano e prevede ancora un lungo tratto di strada. Impossibile stabilirne i tempi a tavolino.

È questo il momento dell’affidamento generoso alla grazia di Dio.

Tutto è cominciato col supplex libellus, su iniziativa del vescovo Dante Lafranconi. Era il gennaio 2013. Dopo il Nulla osta della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi (2015) si è aperta una fase diocesana di studio, con la nomina della commissione storica e dei periti teologi. Il loro lavoro è durato un anno e mezzo: la documentazione raccolta è stata consegnata nelle mani del vescovo Antonio, che ora apre ufficialmente una nuova tappa con il processo canonico diocesano. Si tratterà di acquisire il materiale già prodotto in precedenza e di completare la raccolta di testimonianze.Nel frattempo, come in tutti i percorsi ecclesiali che si rispettino, la comunità è invitata a pregare e a riprendere il messaggio evangelico di don Primo.A onor del vero, dopo il passaggio del Papa a Bozzolo – paese dove don Mazzolari fu parroco dal 1932 alla morte, nel 1959, e dove è sepolto – sembra essersi innescata una marcia in più. Proprio a Bozzolo (provincia di Mantova, diocesi di Cremona) in queste settimane si è assistito a una crescita esponenziale di pellegrini sulla tomba del prete cremonese. Anche nella sede della Fondazione che porta il suo nome e ne custodisce l’archivio sono aumentati i contatti e le richieste di gruppi, di associazioni, di diocesi, di seminari, di parrocchie che intendono approfondire la figura di don Primo. Egli continua a parlare al nostro tempo. Papa Francesco a Bozzolo ha parlato di un “magistero dei parroci che fa tanto bene a tutti”. È il fiume inarrestabile della profezia. Come farne a meno?

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